La nuova patrimoniale scatta da domani. Come si potrebbe altrimenti chiamare la bella sorpresa che da domani scatterà sui conti correnti e sui depositi titoli degli italiani. Già lo Stato, non sazio di applicare una bella tassa sulla giacenza media sulle somme detenute in banca sia sotto forma di liquidità sia investita in attività finanziarie (nel 2014 pari allo 0,20%) ha ben pensato di mettere le mani anche sui frutti che il risparmio accumulato produce. Dunque via all’adeguamento (leggasi aumento) delle aliquote sugli interessi bancari, sulle cedole di bond e azioni, e sulle plusvalenza di Borsa. Si passa dal 20% al 26% sugli interessi e altri proventi di conti correnti, depositi bancari e postali, maturati dal 1° luglio 2014. La nuova misura è valida anche per i redditi derivanti da obbligazioni, titoli simili e cambiali finanziarie previste dall'articolo 26 del Dpr n. 600 del 1973 e sugli interessi, premi e altri proventi derivanti dalle obbligazioni, indicate nell'articolo 2, comma 1 del Dlgs n. 239 del 1996, maturati a partire dal 1° luglio 2014, indipendentemente dalla data di emissione dei titoli. Inoltre, dal 1° luglio 2014, l'aliquota di tassazione passa al 26% anche per i redditi diversi di natura finanziaria, con esclusione delle plusvalenze relative a partecipazioni qualificate indicate dalla lettera c) dell'articolo 67 del Tuir. Al fine di evitare che l'aumento dell'aliquota incida sui redditi maturati antecedentemente al 1° luglio 2014, è prevista la possibilità di affrancare il costo o il valore di acquisto delle attività finanziarie possedute al 30 giugno 2014, con il versamento di un'imposta sostitutiva del 20% sulle plusvalenze latenti. Attenzione. Qui si palesa la furbizia del legislatore. Sì perché se ad esempio su un certo numero di azioni quotate in Borsa il risparmiatore ha un guadagno potenziale al 1° luglio di 1000 euro avrà di fronte a sé due opzioni. Pagare entro il 30 settembre 200 euro (il 20%) e non pagare più nulla quando deciderà, anche dopo anni di vendere, e di realizzare la plusvalenza. Altrimenti potrà tenere tutto sul proprio conto senza fare nulla e sottostare alla tassazione più elevata del 26% su tutta la plusvalenza nel momento in cui deciderà di vendere. Un’autentica scommessa perché per risparmiare oggi il 6% di tasse sul cosiddetto guadagno di capitale si deve pagare subito. Il rischio è che in caso di un eventuale tracollo in Borsa dei titoli che annulli il guadagno il risparmiatore resti con il cerino in mano. Cioè abbia versato tasse su guadagni che poi non si sono realizzati. La richiesta dei gestori del risparmio di creare un meccanismo di compensazione fiscale per pareggiare quanto pagato in più nell’eventualità di perdite successive è rimasta lettera morta. Insomma lo Stato incassa e il risparmiatore si arrangia. E che il socio occulto, ovvero l’erario non ne voglia sentire di perdere la sua fetta di introiti è confermato dal fatto che resta al 12,5% la tassa sulle cedole dei titoli pubblici italiani (come titoli del debito pubblico, Boc, Bor, Bop, buoni fruttiferi postali emessi dalla Cassa Depositi e Prestiti) e titoli equiparati, emessi da organismi internazionali, nonché per le obbligazioni emesse da Stati esteri white list e da loro enti territoriali. Per questi ultimi, l'aliquota di tassazione passa dal 20% al 12,5%, con riferimento agli interessi e ad altri proventi maturati a partire dal 1° luglio 2014 e alle plusvalenze derivanti dalla loro cessione o rimborso realizzate dalla stessa data.
E da domani più tasse sui nostri risparmi
La contribuzione su interessi bancari e guadagni di Borsa passa dal 20 al 26%. Lo Stato non perde mai. Le imposte sui titoli del Tesoro restano al 12,5%
