Sono i pensionati italiani la categoria che sta pagando il conto più salato alla crisi. Quest’anno tra blocco dell’indicizzazione e crescita dei prezzi che, anche se rallentata erode comunque i redditi fissi, un pensionato medio perderà 1.419 euro di potere d’acquisto rispetto al 2008. Sono oltre 118 euro in meno al mese, sottratti ai consumi e ai bilanci delle famiglie. «Che sempre più spesso sono sostenuti proprio dai pensionati, diventati durante la crisi pilastri del welfare familiare» ha spiegato ieri Marco Venturi, presidente di Confesercenti, in occasione dell’incontro annuale dei pensionati della Fipac-Confesercenti, che si è svolto a Brindisi. Una perdita che si contrappone agli 80 euro di bonus concessi dal governo Renzi solo ai lavoratori dipendenti. E che è stato negato sia agli autonomi sia a chi percepisce una rendita pensionistica. Un indebolimento di capacità di acquisto che l’eurodeputato di Forza Italia, Giovanni Totim ha commentato con un tweet: «L'Italia ai tempi di Renzi: c'è chi prende 80 euro e chi ne perde 118 al mese #ipensionatinonsonosereni». Per il presidente Venturi «siamo l’unico Paese dove i pensionati pagano, in proporzione, più tasse di quando erano attivi. Accade così che il pensionato subisca un maggior prelievo rispetto al dipendente e che tale extra-imposta sia più forte tanto più la pensione è bassa: 72 euro per una pensione pari a tre volte il minimo e 131 rispetto alle pensioni d’importo inferiore. Nel resto d'Europa non è così; anzi, avviene il contrario. In tutti i Paesi, a parita' di reddito, un pensionato paga in misura inferiore del dipendente». La situazione italiana è dunque la peggiore in Europa. «In generale - ha sostenuto Venturi - i nostri pensionati sono i più tartassati d’Europa. Lo possiamo verificare confrontando innanzitutto quanto paga il pensionato italiano rispetto ai suoi colleghi europei». Dai calcoli di Confesercenti risulta che su una pensione corrispondente a 1,5 volte il trattamento minimo Inps, un italiano paga in tasse il 9,17% dell’assegno previdenziale, mentre i suoi colleghi di Germania, Francia e Spagna e Regno Unito nulla. Ma non meno dirompente è il risultato che emerge nel caso di un trattamento pensionistico pari a tre volte il minimo: il pensionato italiano è soggetto ad un prelievo doppio rispetto a quello spagnolo, triplo rispetto a quello inglese, quadruplo rispetto a quello francese e, infine, incommensurabilmente superiore a quello tedesco: si va dagli oltre 4 mila euro sopportati dal pensionato italiano ai 39 a carico del pensionato tedesco. La Confesercenti è stata dunque lapidaria nella sua richiesta. «È ora - ha concluso Venturi, «di dare una svolta definitiva a questa ingiustizia, ripensando il sistema fiscale. Soprattutto si deve tener conto dell’erosione del potere d'acquisto dei pensionati, estendendo anche a loro, come primo passo, il bonus fiscale, in modo tale da ridurre almeno la perdita su base mensile. Essere anziani non può essere considerato un peso sociale: dobbiamo reagire rivendicando rispetto, dignità sociale ed economica per i nostri pensionati». E dalla sua parte l’associazione delle piccole e medie imprese ha trovato subito la sponda dei consumatori. Secondo Adusbef e Federconsumatori infatti «la caduta del potere d'acquisto delle pensioni ha contribuito a far crollare il potere di acquisto delle famiglie del 13,6 % dal 2008. Questo ha comportato "una forte contrazione del mercato solo nel biennio 2012-2013 dell'8,1%, pari alla colossale cifra di 58 miliardi di euro. Tutto ciò ha provocato ovviamente chiusure, licenziamenti e cassa integrazione».
I vecchi pagano la crisi. Persi 118 euro al mese
La stima di Confesercenti per il 2014 Il potere d’acquisto calerà di 1.419 euro
