Politica

Riforme, Renzi: "Settimana cruciale"

Dopo il vertice di Bruxelles in agenda incontri con Forza Italia, grillini e parlamentari Pd  LEGGI ANCHE  All'Ue mai proposto Letta

"Ora dobbiamo correre. La partita si sposta dall'Europa all'Italia". Matteo Renzi ha lasciato Bruxelles dopo un vertice "tosto" con una promessa: ora si debbono fare le riforme. E ai suoi ha detto chiaro e tondo: "abbiamo fatto capire che siamo un Paese forte, che non va col cappello in mano ma si fa rispettare. Adesso però la palla è tutta nel nostro campo". E i 1000 giorni sono "l'orizzonte di cui necessitiamo". Stop alle polemiche, dunque, e testa bassa! "Dobbiamo spendere bene l'autorevolezza internazionale ed europea conquistata con il 41% e con le prime misure del governo". La posta in gioco è doppia: da un lato l'agognata flessibilità, per cui si è battuto contro i dubbi di frau Merkel, e che verrà concessa solo in cambio di riforme; dall'altro la standing europea in vista della presidenza del semestre dopo un vertice Ue che lo ha visto tra i protagonisti. "Tocca a noi, in Italia, fare le riforme se vogliamo la flessibilità dall"Europa" ha spiegato ai suoi Renzi.   Settimana chiave per le riforme. Lunedì si comincia presto, con i primi voti in commissione Affari costituzionali del Senato sulla riforma di palazzo Madama. Una sessione che si protrarra' per tutta la settimana e che il premier attende per verificare la compattezza del fronte che dovrebbe dare il via libera alla riforma, ma soprattutto per verificare la compattezza del suo Pd. Che proprio mentre lui era a Bruxelles ha di nuovo mostrato alcune crepe, con i dissidenti che hanno rinnovato la richiesta di un esame degli emendamenti sull'elettività del Senato. Per questo Renzi non si nasconde che la prossima sarà "la settimana chiave delle riforme" e ha messo in agenda incontri con Forza Italia, M5s e con i parlamentari del Pd. Lunedì pomeriggio poi si riunirà il Consiglio dei ministri. E' attesa la discussione sulla riforma della giustizia, che ha visto alcuni partiti di maggioranza mostrare un po' di fibrillazioni. La discussione di lunedì dovrebbe portare a un chiarimento politico tra le forze di governo, mentre le critiche giunte dalle associazioni di categoria, toghe e avvocati, non vengono considerate tali da poter mettere in discussione l'impianto della riforma. Il pacchetto che il ministro Andrea Orlando porterà lunedì alla prima verifica dovrebbe poi vedere la luce nel primo consiglio dei ministri utile tra la fine della prossima settimana e l'inizio di quella successiva. Ma lunedì anche la decisione sul sostituto di Antonio Tajani alla commissione.   "Polemiche interne non devono fermarci" Mercoledì poi il premier volerà a Strasburgo per il discorso alla sessione plenaria del Parlamento europeo sulle linee guida del semestre italiano. "Un discorso a cui tiene molto e a cui ha lavorato già oggi" fanno sapere da palazzo Chigi. Perché in gioco ora c'è il peso dell'Italia nel consesso comunitario. Il bilancio che traggono al governo è positivo. "Aver aperto un dibattito nel merito delle questioni e non solo sui nomi è stata una vittoria" di Renzi, sottolinea il sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio. E non è sfuggito che il protagonismo del premier italiano che ha duettato, anche duramente, con Angela Merkel, mentre David Cameron opponeva il suo niet a Jean Claude Juncker, ha un po' offuscato la tradizionale autorevolezza francese. Ma al di là di una "guerra di posizionamento" nello scacchiere europeo, Renzi sa che esistono anche ricadute assai concrete che derivano dal successo del semestre italiano e del suo personale: la flessibilità si traduce in milioni, vuol dire più investimenti e quindi più lavoro e più crescita. Per questo la visita che la Commissione Ue farà a Roma il 4 luglio, venerdì, al nuovo presidente del semestre europeo sarà più che di cortesia. Nonostante sia una commissione uscente (che resterà comunque in carica fino a ottobre), e nonostante il primo vero appuntamento operativo si possa indicare per il 16 luglio, già da venerdì si capirà il tenore dei rapporti tra Roma e Bruxelles. Un tenore che dipenderà molto dalle riforme che l'Italia sarà in grado di mettere in campo. E per questo si torna alla cartina di tornasole dei passaggi parlamentari e governativi delle modifiche della Costituzione. "Dobbiamo correre" ha detto ai suoi Renzi, e non era una sollecitazione di prammatica. "Spero che adesso sia chiaro perché abbiamo modulato sui 1000 giorni l'impegno: questo è l"orizzonte di cui necessitiamo" dice il premier che non intende farsi trascinare nelle polemiche, anche quelle interne: l'obiettivo rimane spendere bene l'autorevolezza internazionale e europea conquistata con il 41% e con le prime misure del Governo.

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