Sempre lui e non dovrebbe continuare a chiedersi il perché come ha fatto con la celebre maglietta «why always me». Mario Balotelli al centro delle discussioni pallonera del Belpaese: si va dal bidone montato, al genio perseguitato, aal provocatore cronico, alla vittima di non ben chiari episodi di razzismo (come si fa a generalizzare quando l’accusa proviene da qualche frequentatore idiota di un social network). Sta di fatto che il centravanti del Milan continua a far discutere per i suoi atteggiamenti in campo e fuori, il dibattito resta aperto ormai da anni, da quando 4-5 anni fa il talento di Supermario aveva affascinato allenatori e presidenti per la gioia del suo procuratore Rajola, uno che trasforma in oro anche una pizza napoletana. Tutti si aspettavano la completa esplosione dell’attaccante e invece la sua giovane carriera è stata costellata di qualche prodezza calcistica intervallata da episodi vergognosi. Dalle freccette scagliate ai giovani giocatori del City perche si «annoiava» come dichiarò dopo essere stato scoperto, all’incendio della casa inglese per aver dato fuoco agli asciugamani tirando fuochi pirotecnici nel bagno. Cambiare squadra ogni due anni e un altro segnale che non depone a favore di Balotelli che ora ha stufato tutti. Dai colleghi che lo hanno mollato dopo l’ennesimo flop in Brasile ai club calcistici che si stanno ritirando dall’asta che Galliani aveva aperto per venderlo al miglior acquirente (Wenger non lo vuole più all’Arsenal). Il dibattito è aperto aspettando la prossima «balotellata» tra lo stupore di quelli che ancora gli vogliono bene e la voglia di non parlare più di un ragazzo che sta buttando dalla finestra il suo talento.
Negroamaro. Il nostro Paese è diviso a metà
Gli atleti di colore difendono Balotelli Ma politici, giornalisti e gente di spettacolo stroncano le sue frasi «razziste»
