Politica

Sel respinge le dimissioni di Vendola: «Mai al governo»

La direzione di Sel ha respinto le dimissioni di Nichi Vendola. Ciononostante, anche ieri è continuato l’esodo di parlamentari, con gli addii al partito dei deputati Fabio Lavagno, Nazzareno Pilozzi,...

La direzione di Sel ha respinto le dimissioni di Nichi Vendola. Ciononostante, anche ieri è continuato l’esodo di parlamentari, con gli addii al partito dei deputati Fabio Lavagno, Nazzareno Pilozzi, Alessandro Zan e del tesoriere Sergio Boccadutri, che portano a undici i fuoriusciti. «Caro Nichi - è scritto nella lettera di commiato - ti comunichiamo, non senza tristezza, la decisione di lasciare Sinistra Ecologia Libertà e il suo gruppo alla Camera dei Deputati, per riappropriarci della libertà del dubbio, della valutazione critica, fuori dalla confortante sicurezza dei no a prescindere in cui siamo caduti». «Negli ultimi mesi - continuano Lavagno, Pilozzi e Zan - Sel ha abbracciato posizioni in cui non riconosciamo più la nostra cultura politica, la stessa con cui anni fa abbiamo contribuito alla co-fondazione del partito e che poneva un obiettivo che a tutt'oggi consideriamo essenziale: quello di essere sinistra di governo». Vendola, arrivato in direzione, ha provato a sminuire il significato di tutti gli addii patiti nell’ultima settimana da Sel: «Una scissione si ha quando si coinvolge in una discussione strategica il partito - ha detto ai cronisti - una separazione di alcuni parlamentari non è una scissione». «Sel è viva e rilancia la propria azione politica» ha continuato il governatore pugliese, «e non salirà sul carro del vincitore». «Siamo molto addolorati per la diaspora di parlamentari - ha detto ancora Vendola - anche se è un po’ antipatico il copione dello stillicidio visto che si conoscevano dall’inizio quali erano i parlamentari che avevano ormai risolto il loro rapporto con questa comunità». «Ci predisponiamo a costruire alleanze nelle dieci regioni dove si vota la prossima primavera ma non posso stare al governo con Alfano, dove c’è la destra e tutto ruota attorno alle politiche di austerità» ha sostenuto. Poi sono arrivate le critiche a Renzi e al Partito Democratico. «Qualcuno nel Pd sta provando a fare campagna acquisti ed è meglio che smetta subito» ha accusato il leader di Sel. Sul premier la critica è stata ancora più sferzante: «Il renzismo è fatto di fumo, nebbia, un carosello di parole quando avremmo bisogno di risposte». Dopo le defezioni, ha sottolineato - «resta un gruppo parlamentare di grande qualità che farà le battaglie che vanno fatte come quella ad esempio degli esodati. Non se se Renzi sente questa parola». Infine: «Non posso stare al governo che dice con Renzi che cambierà verso all’Europa e il giorno dopo non dice niente quando Merkel afferma che l’Europa avrà il senso dell'austerità».

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