Politica

Con l’Autostrada del Sole è una «rivoluzione sociale»

L’opera trasformerà profondamente sul piano economico le zone che attraversa

A metà del suo faticoso viaggio, la Sacra Famiglia - narrano, a quanto ricordo, le Scritture - sostò per riposarsi: e Giuseppe amorosamente distese il suo mantello, a mo’ di tenda, fra le piante, perché Maria ne avesse riparo. Ad imitazione di questa bella immagine della storia sacra, è stata eretta, or è qualche tempo, nelle vicinanze della stazione Nord dell’Autostrada del Sole, una chiesa singolarissima, in pietra dura e metallo, che stilizzatamente vuol rappresentare, con le storie, irregolari, ispide colonne che reggono il tetto ancora più strano, ancora più irregolare, qua gonfio e là cavato, la tenda sorretta dalle piante, il riposo momentaneo per il pellegrino affaticato dal lungo viaggio. Una chiesa mistica per la preghiera solitaria Non è una chiesa tradizionale, non è una chiesa, vorrei dire, residenziale; non è una chiesa da vedersi affollata di fedeli; non è una chiesa da cerimonie. E infatti non vi si celebrano neppure i matrimoni, nonostante le richieste, da quando è stata aperta al culto, siano state decine e decine. È una chiesa fatta per accogliere, singolarmente, il passante ansioso di ombra, di pace; è una chiesa fatta per la preghiera breve, mistica, solitaria; è una chiesa in cui il pellegrino, improvvisamente fatto minuscolo, quale realmente è, dalla maestosa presenza dominante della Croce, improvvisamente illuminato nella penombra dell’ambiente dall’immensa luce che irradia dall’ostensorio, ritrova la fede svanita nel turbinio delle passioni, nella febbre della tumultuosa vita quotidiana e con la fede la forza di isolarsi, di pregare. La scoprii, questa chiesanel tardissimo tramonto di ieri, quando, appena passato il nubifragio che s’era abbattuto sulla Toscana, mentre alcune timide pallide stelle riprendevano a brillare nel cielo tuttavia buio e corrusco, mi ero avviato, a piedi, verso il nastro lucido scuro dell’autostrada per vedere i luoghi nei quali si sarebbe svolta l’attesa, imponente cerimonia inaugurale prevista per stamane. E di colpo, entrando nella navata rettangolare deserta, nella quale un tenero chuiarore che si diffondeva (o forse era una mia impressione?) dal Crocifisso alto sull’altare, dava rilievo come di fosforescenza vivente a una persona che era su un inginocchiatoio immersa nella preghiera, mi tornò alla memoria l’immagine di un’altra chiesa assai simile, di un’altra chiesa nuda, senza orpelli, arredata, decorata, illuminata solo dalla fede, che avevo visto, in occasione in un certo senso analoga, molti, moltissimi anni fa. Ero a Carbonia, alla vigilia di un’altra memorabile occasione; ero capitato, pure al tardissimo tramonto, nella chiesetta dei minatori appena costruita, semplice, disadorna, rischiarata soltanto dalla stessa irreale fosforescenza che formava un alone intorno alla figura di una donna, una operaia, insensibile anche al cigolare della porta che avevo aperto, allo scalpiccio dei miei passi, inginocchiata ai piedi dell’altare. Moro in ritardo per colpa del treno Stamane la chiesa dell’Autostrada - penso sia meglio chiamarla sic et simpliciter così, mi perdoni San Giovanni al quale essa è dedicata - aveva tutt’altro aspetto, nel sole che era tornato a risplendere tra rade, pittoresche nubi, ricoperta di tessuti e velluti, gremita di folla in attesa delle personalità che dovevano dare l’avvio definitivo ad una delle più importanti opere pubbliche che siano state realizzate in Italia. La cerimonia ha avuto inizio in ritardo, circa alle 12 meno un quarto, presente l’on. Moro, giunto in ritardo sul ritardo già fin da ieri scontato sull’orario che era stato precedentemente stabilito. Scherzi delle ferrovie. Il Capo del Governo, infatti, come tutti sanno, non ha quella che si dice una predilezione per i viaggi e quando è proprio costretto a spostarsi accorda la sua fiducia soltanto alla tradizionale «vaporiera», a mala pena sopportandone la moderna elettrificazione. Era infatti giunto in treno da Arezzo e da qui, essendo necessario rendere omaggio alla memoria del ministro Romita col soffermarsi davanti alla lapide posta sul ponte di Levane, aveva raggiunto in automobile la zona di Firenze Nord. E da questo momento la cerimonia si è svolta rapida e precisa, con discorsi dei vari oratori abbastanza brevi e succosi, eccezion fatta per quello dell’on. Moro, anche perchè tutti sapevano, e il cerimoniale aveva preso le opportune misure, che il Capo del Governo alle 14,05 doveva nuovamente riprendere il treno per recarsi ad Assisi (trasferimento, diciamo la verità, di non eccessiva lunghezza), non senza però, nel percorso tra l’autostrada e la stazione ferroviaria, sostare in una cappella appositamente predisposta per poter ascoltare la Messa. Si intona il Te Deum di ringraziamento La cerimonia inaugurale prevedeva, dal punto di vista religioso, soltanto un Te Deum di ringraziamento officiato dal Cardinale di Firenze. Erano presenti vari ministri e sottosegretari, alte cariche dello Stato, e naturalmente tutte le personalità locali civili, religiose, politiche e militari (il Capo di S. M. dell’Esercito gen. Aloja era rappresentato dal gen. Gaspari), nonchè una folla di invitati valutata intorno alle tremila persone. A questo proposito bisogna formulare un nuovo elogio alla Società Concessioni e Costruzioni Autostrade, organizzatrice della manifestazione: poche volte è capitato di trovare, in simile circostanza, un’organizzazione così perfetta, snella, duttile previdente, che ha permesso a tutti di raggiungere celermente e comodamente i propri posti, di non creare ingorghi e confusione, di non sollevare i malumori e provocare i consueti «lei non sa chi sono io», inevitabili in questi casi. Evidentemente buon sangue non mente, come si suol dire: per un’azienda che è riuscita a costruire in Italia (è bene precisarlo!) un’opera come questa in anticipo sui tempi stabiliti e senza uscire fuori dai limiti finanziari previsti, e senza che neppure il più piccolo scandaletto ne scaturisse, organizzare una manifestazione come quella di stamattina era addirittura un giochetto da ragazzi. L’ho sempre detto io: se le iniziative di ogni genere in Italia si affidassero agli industriali... sono sicuro che l’ing. Cova e i suoi collaboratori De Amicis, Vanoni e compagni riuscirebbero a rimettere a posto perfino la circolazione a Roma e a Milano! L’ordine d’apertura impartito per radio Terminato il Te Deum, le le autorità e gli invitati si sono recati, sempre a piedi, lungo itinerari comodissimi e scrupolosamente segnalati, sul piazzale antistante l’autostrada, ove erano state erette le tribune ed erano anche stati installati parecchi televisori in modo che i presenti potessero assistere, nello stesso istante in cui si svolgevano a Orvieto e a Chiusi, alle cerimonie della apertura al traffico dell’ultimo tronco appena ultimato, col quale è stata effettuata la saldatura della meravigliosa arteria Milano-Napoli. A guisa del fatidico «In nome di Dio, taglia» con cui nelle marinerie del mondo civile si impartisce l’ordine per il varo della nave, l’on. Donatini, presidente della Società Concessionaria, ha dato per mezzo delle radioonde il via all’apertura totale dell’autostrada e i Vescovi delle due città summenzionate hanno impartito all’opera la benedizione.

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