Politica

«Processi troppo lenti In Italia tutto da rifare»

Attacco alla sinistra: «Mi odia perché non ho mai cantato Bandiera rossa»

Anche il «re» dei rocker italiani boccia la giustizia italiana. E accusa ferocemente la sinistra che «mi odia e mi vorrebbe morto». Vasco Rossi, che inizia oggi a Roma il suo tour estivo negli stadi, va subito giù duro in una lunga intervista pubblicata nell’ultimo numero di Vanity Fair : «Un Paese dove la giustizia non funziona è nelle mani della malavita». Diretto, come sempre, il cantante giudica negativamente il nostro Paese. «In Italia bisognerebbe cambiare praticamente tutto – racconta – Intanto la burocrazia: farraginosa, costosa e inefficiente». L’unico «salvato» è il premier Matteo Renzi. «Si muove bene, sa comunicare, ha portato in politica una generazione di giovani». Ma anche così per Vasco il futuro dell’Italia non è certo roseo. «Sono contento che stia cercando di dare una sterzata, anche se ho il dubbio che siamo al punto in cui la macchina va fuori strada comunque». Ma quel che più attira le critiche del cantante è il nostro ordinamento giudiziario. «I processi sono troppo lenti – risponde all’intervistatore – Sa che c’è? Che la politica o la fai o stai zitto, perché è lo stesso che discutere di calcio davanti alla Tv: non serve a niente, visto che l’allenatore non siamo né io né lei. E poi meglio cambiar discorso sennò finisco nei guai». E perché mai? Perché l’icona Vasco Rossi non è affatto amato, come si potrebbe pensare, dalla sinistra. Anzi. «Mi odia – racconta – perché non ho mai cantato “Bandiera rossa la trionferà”». E allora giudizio negativo e critiche pesanti anche per quei partiti che sembrerebbero invece più vicini al mondo raccontato nei suoi testi. «Io – riprende – non sono un militante, sono un artista libero e indipendente. Quando ho partecipato al concerto del 1° maggio nel 2009, venni a sapere che stavano organizzando una contestazione contro di me, contro Vasco venduto al potere, stronzate del genere. È finita che non li ha sentiti nessuno, perché erano solo quattro deficienti. Il genere che su internet, siccome c’è l’anonimato, crede di poter scrivere quello che gli pare. Se uno mi incontra non è che mi dice: «Mi fai schifo, sei una merda, muori», però lo scrive».

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