Washington, 22 novembre - Assassinato Kennedy nella strada centrale di Dallas, stasera è Lyndon Baines Johnson il nuovo Presidente degli Stati Uniti. La salma del trentacinquesimo Presidente americano è arrivata questa notte alla base di Andrews. Domattina sarà esposta in Campidoglio prima del funerale di Stato e della tumulazione nella tomba di famiglia a Boston. Washington è paralizzata dal dolore e dalla vergogna. Sul pennone della Casa Bianca la bandiera a mezz’asta come su tutti gli edifici della Capitale. Nella residenza presidenziale i due bambini della vittima, Carolina di cinque anni e John junior di tre non sanno ancora nulla. Nell’ufficio del Presidente hanno sospeso i lavori. Avevano profittato del suo viaggio in Texas per ripulirlo, per cambiare la tappezzeria, un nuovo tappeto rosso è stato messo oggi pomeriggio mentre Kennedy moriva nell’ospedale di Dallas. Sono entrato nell’ufficio col senatore Humphrey e Franklin Delano Roosevelt junior, il figlio omonimo del Presidente che morì nell’aprile del 1945. Avevamo le lacrime agli occhi. Qualcuno continuava a dire: «È impossibile, non si può credere a questa orribile tragedia». Sulla scrivania, le fotografie dei bambini, la sedia a dondolo, la penna usata l’ultima volta per firmare un decreto esecutivo. Nell’angolo di fronte allo scrittoio, il divano e le due poltrone col tavolo da caffè dove riceveva i Capi di Stato e di Governo in visita. Lo stesso divano dove a Gromiko aveva parlato di recente con parole di pace e di forza illuminata dalla sua grande anima democratica. Il figlio di Roosevelt si passa una mano davanti alla fronte, per indicare che Kennedy è morto con una pallottola in testa. La gente va e viene piangendo. Roosevelt ricorda quando morì suo padre in Georgia. Lui era ufficiale di Marina come Kennedy, era nel Pacifico, lo sbarcarono a Okinawa e rientrò il giorno dopo con un aereo militare. Anche questa volta un gruprpo di collaboratori del Presidente volava sul Pacifico col Segretario di Stato Rusk, il Segretario all’Interno, e altri membri del Gabinetto che si recavano a Tokio per una conferenza governativa sul rapporti commerciali in Estremo Oriente. L’aereo di Rusk è stato dirottato dopo un’ora e mezza dalla partenza da Honolulu e sarà qui domattina. Passano Teddy Kennedy e la sorella, Eunice. Il fratello Robert, il Guardasigilli, era a casa quando il direttore dell’FBI gli ha dato l’annuncio dell’attentato. Teddy era al tavolo di presidenza del Senato dove, in assenza di Lyndon Johnson, avevano dato a lui l’onore di presiedere la seduta. Un commesso si è avvicinato al senatore Mansfield con la notizia. Mansfield è salito sul podio con il viso stravolto. Il fratello minore del Presidente ha capito che era successa una disgrazia. La seduta è stata subito sospesa. Per un’ora, la capitale è rimasta col cuore in gola; il Presidente è grave ma gli hanno già fatto una trasfusione di sangue; hanno chiesto del plasma B per una seconda trasfusione; il Governatore del Texas, Connelly, che era sulla macchina del Presidente con le rispettive consorti, è stato ferito alla testa e al petto, ma è meno grave, si salverà. Nella stanza del pronto soccorso del Parkland Memorial Hospital Kennedy giace svenuto, dal momento dell’attacco non ha più ripreso conoscenza; due pallottole sparate da un Mauser col telescopio dal secondo piano di un edificio nel centro della città, gli hanno stroncato la vita. Davanti alla Casa Bianca, la folla sosta in silenzio. Un sacerdote e due suore sono in ginocchio che pregano. Poi viene l’annuncio dell’estrema unzione impartita al morente da padre Huber dell’ospedale di Dallas. «Non vuole dire necessariamente che muoia», grida uno. Dall’uscita del North Portico; l’ingresso ufficiale della Casa Bianca che dà sulla Pennsylvania Avenue, esce di corsa un commesso gesticolando verso le guardie della garitta esterna. Il padre confessore ha detto che è morto appena ricevuti i Sacramenti. La notizia è incredibile ma viene confermata dal capo della polizia. È morto pochi minuti dopo le due pomeridiane di Washington, venticinque minuti dopo essere stato colpito dal piombo dell’assassino. Una scena di dolore è il primo atto di una tragedia che da stasera durerà a lungo. Il popolo grida; chi sviene e chi urla con le mani nei capelli, chi scappa via terrorizzato. A New York chiudono la Borsa, subito (...). Le circostanze dell’attentato , alcune ore dopo la morte del Presidente, continuano a restare confuse. Sembra comunque accertato che i colpi d’arma da fuoco siano stati sparati dal secondo piano di un edificio che sovrasta la strada percorsa dal corteo presidenziale. oltre 200.000 persone si affollavano lungo i marciapiedi, quando, nel momento in cui l’auto di Kennedy stava per passare sotto il cavalcavia ferroviario, presso la stazione centrale di Dallas, si udivano gli spari. Si è sentito prma un colpo di arma da fuoco, poi, dopo un brevissimo intervallo, altri due colpi in rapida successione. L’autocolonna si è arrestata, le guardie del corpo del Presidente hanno impugnato le pistole e le armi automatiche. Alcuni agenti motociclisti si sono lanciati in direzione di una vicina collinetta da dove in un primo momento era sembrato che provenissero i colpi. La folla è rimasta muta e sbigottita. Si sono visti molti alzare le mani al cielo, rimanendo come pietrificati. Nell’interno dell’auto, Kennedy, raggiunto da due proiettili, si è rovesciato sul sedile e la signora Jacqueline si è piegata su di lui nel tentativo di rialzargli il capo. Di fronte a Kennedy anche il Governatore Connelly, colpito al petto, si piegava da una parte. Il sangue è apparso sul viso di Kennedy, sui vestiti di Jacqueline e sul corpo di Connelly. Poi la cappotta della macchina presidenziale è stata rialzata e l’auto, aumentando di velocità, si è aperta un varco tra la folla raggiungendo l’ospedale Parkland. Mentre i medici tentavano l’impossibile per salvare il più giovane Presidente della storia americana, la polizia iniziava immediatamente una drammatica caccia all’uomo per individuare e trarre in arresto l’assassino. E questa caccia è stata, più che drammatica, cruenta: un agente è stato infatti ucciso all’ingresso del teatro municipale di Dallas da un giovane che è poi stato arrestato ed identificato per Lee Oswald (un altro poliziotto aveva trovato la morte durante l’attentato al corteo presidenziale). È Lee Oswald anche l’assassino di Kennedy? Difficile stabilirlo stasera. L’arrestato nega qualsiasi addebito, finanche quello di aver ucciso un poliziotto. Ma l’FBI non ci crede ed è convinta che Oswald sia direttamente o indirettamente implicato nell’attentato. Gli indizi che pesano su di lui si fanno infatti sempre più consistenti. Egli lavorava come commesso di libreria nell’edificio, non distante dal luogo dell’attentato, nel cui androne è stato trovato stasera il fucile «Mauser» a cannocchiale di fabbricazione tedesca e di calibro 7,65, lo stesso tipo cioè dell’arma che presumibilmente ha ucciso Kennedy. Al momento della cattura aveva indosso una pistola, portava una camicia bianca ed un paio di pantaloni scuri. Le sue caratteristiche somatiche rispondono del resto alle descrizioni date da coloro che hanno avuto l’animo di guardarsi intorno nei terribili momenti successivi all’attentato (...).
Kennedy ucciso a Dallas su un’automobile scoperta
Nella sparatoria è morto anche un agente Ferito anche il governatore del Texas
