Una miccia. Lunga quanto vuoi, ma prima o poi si consuma e innesca la bomba. Balotelli è così. Prendere o lasciare. Prandelli l’ha preso, ha rischiato, e ha pagato a caro prezzo l’insensata eccezione al suo «rigoroso» codice etico. Minuto 23 di Italia-Uruguay. Un’entrata scomposta e pericolosa su Alvaro Pereira costa il giallo a Supermario che, diffidato, a quel punto sa di essere fuori per gli ottavi di finale. Gli azzurri non li giocheranno mai, ma questo non lo sapeva ancora. La sua partita finisce lì. Non prende più un pallone come era successo con la Costa Rica. Prandelli lo richiama vicino alla panchina. Gli chiede di non mollare. Sembra un confronto tranquillo. Evidentemente non è così visto quello che succede durante l’intervallo. Prandelli si arrende all’evidenza: Balotelli deve uscire. Sono anche i senatori a suggerire la sostituzione al cittì che dà retta a Buffon & Co. Mario la prende male, malissimo. Volano parole grosse. Si torna in campo e la faccia triste di Balo è inquadrata spesso in panchina. Un misto di rabbia e lacrime. Il terremoto del post-partita è la conferma di quanto accaduto in qui minuti di fuoco. Mentre annuncia le sue dimissioni, il cittì spiega così la sostituzione: «Non riesci mai a capire quando Mario è calmo e quando è nervoso. Lo consideravo un giocatore importante, l’ho sostituito perché avevamo paura di rimanere in dieci». Parole dure, che non lasciano spazio a interpretazioni. Prandelli scarica il suo «pupillo» nel momento in cui decide di abbandonare la nave. Almeno riconosce di essere il responsabile di una scelta che non ha pagato, se non per quei due gol, per carità pesantissimi, nella semifinale europea contro la Germania. «Balotelli rientra nel progetto tecnico, io l'ho portato, e io mi dimetto» ha evidenziato l’allenatore di Orzinuovi. Un’altra scena fotografa la frattura. Mentre i giocatori rimangono all’interno dello stadio per attendere che Prandelli finisca di raccontare i perché del suo addio alla panchina azzurra, Mario esce da solo, sale sul pullman e si chiude nel suo mondo. Passano i minuti, tanti, e lui resta lì. E A pensare. Pirlo non lo trova quando torna dall’antidoping nello spogliatoio dove tutti i compagni lo hanno aspettato per ascoltare il suo discorso d’addio alla Nazionale. Il resto lo dicono Buffon e De Rossi. La colpa è dei giovani che non ci hanno messo l’anima. Lui per primo. Doveva essere una delle stelle della rassegna brasiliana. Invece il Mondiale del milanista (non si sa ancora per quanto visto che Barbara Berlusoni l’ha messo sul mercato) è durato una partita. Un gol all’Inghilterra, un sorriso accennato, l’abbraccio dei compagni. Poi basta. Con la Costa Rica ha sbagliato davanti alla porta sullo 0-0 l’occasione che ha fatto girare il torneo azzurro. Da lì non si è più ripreso e la squadra gli è venuta dietro. Crollando senza alibi. Mario è tornato in fretta il «ragazzaccio» incorregibile visto per tutta la stagione, a cominciare da quell’esultanza provocatoria davanti alle telecamere al termine dell’unica gara che ha giocato dignitosamente. Lui e l’Italia. Adesso il futuro è una bella incognita. Dove giocherà? Il prossimo ct lo convocherà? Ma prima il nostro calcio disintegrato ha bel altre domande a cui deve rispondere. Più in fretta possibile.
Balotelli fuori all’intervallo E scoppia la lite
Carlo Scagnoli Una miccia. Lunga quanto vuoi, ma prima o poi si consuma e innesca la bomba. Balotelli è così. Prendere o lasciare. Prandelli l’ha preso, ha rischiato, e ha pagato a caro prezzo l’ins...
