Cento contributi da parte delle personalità più varie (giornalisti, scrittori, sceneggiatori, filosofi, critici e addetti ai lavori) chiamate a dire ciò che pensano sul futuro della televisione pubblica. È questo il filo conduttore dell'incontro «100 parole e 100 mestieri per la Rai», organizzato dall'Associazione dirigenti Rai presieduta da Luigi De Siervo, che si è svolta nello studio TV2 di via Teulada. Lo scopo dell'evento, spiegano in viale Mazzini, è «andare oltre lo sterile e quotidiano dibattito che soffoca la Rai», per «allargare lo sguardo, vedere il servizio pubblico nel nuovo contesto di sfide e problemi». Insomma una sorta di Leopolda del servizio pubblico per individuare le ipotesi di riforma alla luce del piano allo studio del governo di dividere in due entità la Rai (una finanziata dal canone e l'altra dalla pubblicità). Da Ettore Bernabei ad Andrea Camilleri, da Roberto Zaccaria a Umberto Eco passando per Monsignor Dario Viganò, numerose personalità dell’informazione si sono alternate in brevi interventi suddivisi per aree tematiche. Bruno Vespa ha lanciato l’idea di diventare un azionista della Rai, ma «credo che, in una fase intermedia, la Rai debba essere per la maggior parte pubblica e solo al 49 privata. E comunque stiamo attenti a chi dare la Rai». Per Giovanni Floris «il giornalista del servizio pubblico deve allargare l'orizzonte, cercare di distruggere la narrazione semplificata dell'esistente». La politica in tv, ha detto, può essere «facile per i giornalisti ma anche per i politici, per loro da una parte c'è il bene e dall'altra c'è il male. Per ogni cosa da fare si deve creare un nemico che lo impedisca». Ettore Bernabei, storico direttore generale di viale Mazzini, «oggi più che mai, con la totale apertura alle libertà dei singoli permessa dal digitale, devono essere rafforzati i contenuti della Rai in modo che possa assicurare la difesa e la promozione degli interessi di tutti, proprio tutti gli italiani, dai più colti, ai meno colti, agli ignavi». È convinto che il servizio pubblico «possa essere un vero e proprio baluardo a difesa degli Stati alle prese con il combinato disposto globalizzazione e finanzializzazione dell'economia». Una convinzione che ha, per Bernabei, un esempio vincente: la Bbc che ha tutelato gli inglesi e l'Inghilterra. Insomma alla Rai, secondo Bernabei, spetta un compito di «vero e proprio servizio di sicurezza nazionale e comunicativa. Ma come? «La Rai deve diventare una spa posseduta al 75% dalla Cassa depositi e prestiti e al 25% deve essere quotata in borsa. A fronte di questo Rai riceverà le licenze ma sarà anche obbligata a precise contribuzioni. Il canone sarà abolito e lo Stato metterà in campo un prelievo fiscale ad hoc su tutti gli strumenti che trasmettono il segnale via etere. Inoltre, in materia di governance, sarà la Cdp ad indicare i nomi del presidente, dell'ad, del dg e dei consiglieri». Per Massimo Bernardini, autore e conduttore della trasmissione «Tv Talk», «la percezione della Rai è al punto più basso». «Dobbiamo invertire la tendenza e muovere ricerche, offensive mediatiche e campagne popolari».
La Leopolda della Rai. Dirigenti in campo per la riforma della Tv
Cento contributi da parte delle personalità più varie (giornalisti, scrittori, sceneggiatori, filosofi, critici e addetti ai lavori) chiamate a dire ciò che pensano sul futuro della televisione...
