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Firme false e false accuse Galan si scatena contro i pm

Ivan CimmarustiValeria Di Corrado Gli «ingredienti» difensivi di Giancarlo Galan sono molteplici. E tutti conducono a un unico obiettivo: dimostrare l’esistenza di un complotto. Dalle «firme false»...

Gli «ingredienti» difensivi di Giancarlo Galan sono molteplici. E tutti conducono a un unico obiettivo: dimostrare l’esistenza di un complotto. Dalle «firme false» per movimenti di tangenti su un conto corrente a San Marino, fino alla «inattendibilità» di testimoni cardine nell’inchiesta veneziana sul Mose, come Giovanni Mazzacurati, ex presidente del Consorzio Venezia Nuova (Cvn), Giancarlo Baita, numero uno della Mantovani srl, capofila del Consorzio, e Claudia Minutillo, allora segretaria particolare dell’ex governatore della Regione Veneto e ministro in quota centrodestra. Mancano un giorno all’audizione di Galan davanti alla Giunta per le autorizzazioni a procedere della Camera dei deputati. Ma già ieri l’ex ministro ha svelato la matrice della sua difesa, sviscerando punto per punto la sua testi: esiste «fumus persecutionis contro di me». Si tratta di un’espressione latina che sta ad indicare la presunta volontà di colpire un determinato soggetto non perché ha commesso un reato, ma al solo scopo di nuocere alla sua persona e alla sua reputazione. Questo dovrà stabilire la Giunta: se, in sostanza, i magistrati della Procura della Repubblica di Venezia, abbiano montato l’indagine al solo scopo di colpirlo. SOTTOSCRIZIONI FASULLE Il versamento di 50 mila euro sul conto corrente acceso a San Marino è «uno degli addebiti che certamente può suscitare sospetti e illazioni circa la mia condotta», ha ammesso Galan. Secondo la tesi della Procura sarebbe la dazione corruttiva datagli per favorire i project financing della società Adria Infrastrutture riconducibile a Baita e Minutillo. Il 20 luglio 2004, in qualità di governatore del Veneto, firma un accordo di collaborazione economico-commerciale con la Repubblica di San Marino. Lo stesso giorno Galan e la sua assistente aprono due distinti conti correnti presso la Smib S.m. International Bank di San Marino. Alla Minutillo viene concessa anche la delega a operare sul conto di Galan. «L’apertura di quel conto fu un gesto assolutamente simbolico, a suggello dell’accordo commerciale – spiega Galan – Si trattava di un conto ufficiale e trasparente aperto a mio nome, con il mio documento d’identità, e su cui avrei potuto operare per ragioni più che lecite. Per quanto concerne invece il versamento di 50 mila euro e il prelievo successivo della stessa somma, non sono operazioni effettuate dal sottoscritto e posso offrirne la prova». La prova verte sulle perizie calligrafiche elaborate da due consulenti di parte: la distinta di accredito di 50 mila euro del 4 gennaio 2005 e quella di prelievo del 4 aprile 2006 riporterebbero la firma falsa dell’ex governatore. «È quindi evidente – conclude Galan – che il conto è stato utilizzato da terzi senza che io ne fossi a conoscenza e con la falsificazione delle mie firme. Il pm credendo “ciecamente” alla inattendibile Minutillo non ha ritenuto di operare alcun controllo grafico sulle sigle e sottoscrizioni, senza contare il problema dell’incompetenza territoriale del giudice». «INATTENDIBILI » Capitolo che l’ex ministro reputa rilevante per dimostrare l’esistenza del «fumus persecutionis» riguarda proprio la presunta inattendibilità di testimoni come Mazzacurati, Baita e Minutillo, che sostengono le accuse contro Galan. I tre avrebbero rivelato fatti sostanzialmente falsi al solo scopo di crearsi un salvacondotto dall’inchiesta. «Ebbene – dice – a fronte di queste gravissime contestazioni, la Minutillo ha patteggiato una pena di 1 anno e 4 mesi (con il beneficio della sospensione condizionale della pena), il Baita ha patteggiato a un 1 anno e 10 mesi (anche lui con la condizionale). Mi si permetta una battuta: “collaborare” con la Giustizia, nel caso di specie, ha comportato vantaggi immediati rilevantissimi, insomma conviene certamente». Il ragionamento, precisa, «vale naturalmente anche per il mio terzo accusatore, Mazzacurati». Infatti, «non vi e` chi non veda come sia a dir poco incredibile, che chi scrive venga reputato (dopo 3 anni dall’ultimo presunto episodio corruttivo) soggetto che certamente può reiterare il reato, ed invece, al contempo, per coloro che si auto-definiscono corruttori seriali (Mazzacurati, Baita e Minutillo, ndr) la Procura abbia scelto di non proporre alcuna misura d’arresto». «REATI PRESCRITTI » Una «ulteriore spia del “fumus persecutionis”», precisa Galan, starebbe nel fatto che «i due capi d’imputazione riservati alla mia posizione» sarebbero «già prescritti». «Ricordo a me stesso, che il delitto di cui all’articolo 319 codice penale (corruzione, ndr) era punito all’epoca dei fatti con una pena che va da 2 a 5 anni di reclusione, con una prescrizione quindi che matura (...) in 6 anni dalla consumazione dei fatti». ISCRIZIONE TARDIV A Altro tasto «bollente» è quello della sua iscrizione tardiva nel registro degli indagati. Cosa vuol dire? Tecnicamente quando una Procura viene a conoscenza di un reato, qual è stato l’interrogatorio della Minutillo nel 2013, deve provvedere immediatamente all’iscrizione nel registro degli indagati. Questo comporta una serie di garanzie per il soggetto verso cui si procede. Secondo Galan, però, la Procura avrebbe intenzionalmente ritardato la sua iscrizione, ritenendo che i magistrati abbiano «indagato sul sottoscritto, quantomeno, per 1 anno e 2 mesi».

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