Renzi non intende retrocedere: il Cnel va abolito e la liquidazione va affidata a un commissario. Per il premier non si tratta tanto di chiudere un ente considerato inutile da più di un governo e non è nemmeno è una questione di risparmi giacchè il costo del funzionamento dell’ente è di circa 20 milioni (una goccia nell’oceano del bilancio pubblico). Per Renzi rappresenta l’ennesimo schiaffo al sindacato, l’ultimo atto della distruzione sistematica di tutti gli avamposti della concertazione sindacale. È per questo che i membri del Consiglio di emanazione sindacale sono sulle barricate e starebbero preparando un documento da presentare alla prossima Assemblea di domani per sfiduciare il segretario generale. Potrebbe essere proprio Massi a ricevere l’incarico di commissario liquidatore del Cnel o in alternativa il presidente Marzano. Oltre a questa mossa, i sindacati sarebbero stati anche gli ispiratori di un emendamento firmato dal Pd, alla legge che abolisce il Cnel, che si oppone alla nomina di un commissario liquidatore e chiede invece di stabilire con una legge ordinaria le modalità di trasferimento delle funzioni attualmente svolte dal Cnel. Questo, secondo i malevoli, rimetterebbe in gioco i sindacati per le decisioni sul futuro dell’istituto, che invece sarebbero tagliati fuori se fosse una legge costituzionale a mettere fine alla vita del Cnel. Questo emendamento si oppone ad un altro firmato da Forza Italia e Ncd che invece affida al commissario liquidatore la decisione sul trasferimento del personale. In sostanza i sindacati temono che il commissario liquidatore sia un amministrativo e non un politico. In questa battaglia sono rimasti da soli giacchè la Confindustria da tempo si è sfilata. Il presidente Giorgio Squinzi, oltre a essersi rifiutato di entrare nel Consiglio del Cnel, ha più volte ribadito che da parte dell’associazione delle imprese non ci sarà alcun ostacolo all’abolizione dell’istituto. Da tempo peraltro le riunioni dell’Assemblea di Villa Lubin si giocano sul filo del numero legale e sono sempre più numerose le defezioni. Ma l’istituto è diventato un simbolo, un posto dove mantener vivo il meccanismo della concertazione. Ed è ciò che Renzi invece vuole spazzare via. La norma sull’abolizione del Cnel fa parte del disegno di legge costituzionale per l’abrogazione del’art.99 della Costituzione, che contiene la riforma del Senato e del Titolo V. Il provvedimento è in Commissione Affari Costituzionali del Senato e il premier punta ad una rapida approvazione, prima della pausa estiva. I tempi quindi sono stretti. Una prima spallata al Cnel la diede Mario Monti dimezzando il numero dei consiglieri portati da 121 a 64 e scatenando un vespaio di polemiche. In un certo periodo si parlò anche del tentativo di far dimissionare il presidente Marzano e di mettere al suo posto l’ex ministro Tiziano Treu. Un progetto non andato in porto. Ora però si è arrivati alla fase finale. In fibrillazione sono anche i dipendenti. Le indiscrezioni sulla possibilità che siano ricollocati presso la Presidenza del Consiglio o alla Corte dei conti, sarebbero più un auspicio che un’ipotesi con qualche fondamento. La Presidenza del Consiglio ha già i suoi esuberi da gestire e la Corte dei conti non sarebbe disponibile a veder ingrossare l’organico. Insomma la partita è complicata. Bisognerà vedere se all’Assemblea di domani ci sarà la ventilata resa dei conti con l’atto di sfiducia al segretario Massi accusato dai rappresentanti sindacali di aver deciso l’aumento di ben del 40% del premio di retribuzione per alcuni manager. Il diretto interessato si è difeso chiamando in causa un organo super partes quale insindacabile responsabile della decisione degli aumenti mentre i sindacati gli rimproverano di non aver chiesto il via libera della Ragioneria generale dello Stato. Sta di fatto che risulta quantomai anomalo un incremento di stipendio proprio nel momento in cui l’istituto sta per essere messo in liquidazione ma altresì sorge spontanea la domanda del perchè proprio ora sia stato sollevato questo problema. Perchè non è stato posto prima il tema dell’efficienza dell’organo costituzionale? I 20 milioni di euro che l’istituto di Villa Lubin costa ogni allo Sato, per la gran parte viene speso per mantenere i suoi 139 membri. Un dato è indicatore dell'efficienza del Cnel: nel 2013 ha elaborato solo tre disegni di legge. In termini pratici, ognuno è costato 6,3 milioni alle casse pubbliche. Nel bilancio consuntivo del 2013, il consiglio ha deliberato la restituzione allo Stato di 19 milioni: perché non è stato fatto prima? Insomma sul Cnel si sta combattendo una battaglia tra interessi contrapposti che poco hanno a che fare con l’efficienza e la produttività.
"Aboliamo il Cnel". No dei sindacati
Cgil, Cisl e Uil in campo contro liquidazione, vogliono riaprire la trattativa. Emendamento del Pd per impantanare tutto. Domani assemblea dell’Ente
