Non solo i disoccupati sono in una condizione di disagio sociale. La crisi economica e l’aumento delle imposte ha messo in difficoltà anche ampi strati di lavoratori che hanno un impiego temporaneo o con retribuzione bassa. La flessibilità di molti rapporti di lavoro sta incidendo negativamente sulla situazione finanziaria di numerose persone. Complessivamente, secondo quanto ha calcolato Unimpresa sulla base dei dati Istat, sono 9,39 milioni le persone in difficoltà. Si tratta di una fascia di popolazione vasta. Ai 3,4 milioni di persone disoccupate, bisogna infatti sommare anzitutto i contratti di lavoro a tempo determinato, sia quelli part time (652mila persone) sia quelli a orario pieno (1,44 milioni); vanno poi considerati i lavoratori autonomi part time (847mila), i collaboratori (368mila) e i contratti a tempo indeterminato part time (2,5 milioni). Questo gruppo di persone occupate ma con prospettive incerte circa la stabilità dell'impiego o con retribuzioni contenute, ammonta complessivamente a 5,9 milioni di unità. L’analisi di Unimpresa è amara. «Il deterioramento del mercato del lavoro non ha come conseguenza la sola espulsione degli occupati, ma anche la mancata stabilizzazione dei lavoratori precari e il crescere dei contratti atipici. Di qui l'estendersi del bacino dei deboli». Il dato sui 9,39 milioni di persone riguarda il primo trimestre del 2014 e complessivamente risulta in aumento dell'1,8% rispetto al primo trimestre del 2013, quando l'asticella si era fermata a 9,22 milioni di unità. In un anno quindi 198mila persone sono entrate nell'area di disagio sociale. Nel primo trimestre dello scorso anno i disoccupati erano in totale 3,27 milioni: 1,79 milioni di ex occupati, 647mila ex inattivi e 833mila in cerca di prima occupazione. A marzo 2014 i disoccupati risultano in aumento del 6,5% rispetto all'anno precedente (+212mila persone). In calo gli inattivi: sono 22mila unità in meno (-3,4%) da 647mila a 625mila. In aumento di 107mila unità gli ex occupati da 1,79 milioni a 1,90 milioni (+6,0%). Il rapporto di Unimpresa evidenzia un incremento delle persone in cerca di prima occupazione, in aumento di 127mila unità da 833mila a 960mila (+7,9%). In lieve calo, invece, il dato degli occupati in difficoltà: erano 5,95 milioni a marzo 2013 e sono risultati 5,90 milioni a marzo scorso. La restrizione dell’area di difficoltà è apparente. Rappresenta invece un'ulteriore spia della grave situazione in cui versa l'economia italiana. Anche le forme meno stabili di impiego e quelle retribuite meno pagano il conto della recessione. È evidente infatti uno spostamento delle persone dalla fascia degli occupati deboli a quella dei disoccupati. La fessibilità ha i suoi costi. I contratti a temine part time sono aumentati di mille unità da 651mila a 652mila (+0,2%), mentre i contratti a termine full time sono scesi di 67mila unità da 1,51 milioni a 1,44 milioni (-4,4%). Calano anche i contratti di collaborazione (-21mila unità) da 389mila a 368mila (-5,4%). Risultano invece in aumento sia i contratti a tempo indeterminato part time (+1,3%) da 2,56 milioni a 2,59 milioni (+33mila) sia gli autonomi part time (+1,2%) da 837mila a 847mila (+10mila). «Il governo di Matteo Renzi deve prendere decisioni importanti: servono misure che consentano a imprese e famiglie di avere risorse per guardare con fiducia al futuro» commenta il presidente di Unimpresa, Paolo Longobardi. «Per noi la persona e la famiglia sono centrali da sempre, perchè riteniamo che siano il cuore dell'impresa. Bisogna poi considerare che l'enorme disagio sociale che abbiamo fotografato ha conseguenze enormi nel ciclo economico: più di 9 milioni di persone sono in difficoltà e questo vuol dire che spenderanno meno, tireranno la cinghia per cercare di arrivare a fine mese. Tutto ciò con effetti negativi sui consumi, quindi sulla produzione e sui conti delle imprese». Ma sui problemi del mercato del lavoro, una prima risposta potrebbe arrivare dal Jobs act, il provvedimento di riforma del mercato del lavoro allo studio del governo, contenuto nella delega attualmente all'esame del Senato e che dovrebbe arrivare in aula il 7 luglio prossimo. Il ministro Poletti ha detto che l’obiettivo è di avere entro fine anno il saldo zero, cioè smetterla di chiudere posti di lavoro ed avere quelli nuovi in numero più alto.
Rischio povertà anche per chi lavora
Sono oltre 9 milioni le persone in difficoltà economiche. Con la flessibilità più disagio sociale. Ai 3,4 milioni di disoccupati si aggiunge l’esercito di 5,9 milioni con impiego precario e bassi salari
