Politica

I Dem del Lazio allo scontro finale

La renziana Bonaccorsi verso la presidenza del partito nella Regione. Melilli: "C’è chi pensa di essere allo stadio, ma al popolo Pd la rissa non piace"

A meno di clamorosi colpi di scena dell’ultim’ora, Lorenza Bonaccorsi, deputata Pd di rito renziano ortodosso - cioè della primissima ora - verrà eletta oggi presidente del Pd del Lazio. Un modo, secondo il segretario regionale Fabio Melilli - renziano sì, ma di AreaDem, la corrente di Dario Franceschini - per sanare le polemiche successive alla mancata elezione della stessa Bonaccorsi - sconfitta da Melilli al congresso laziale di febbraio - a vantaggio di Laura Mannocchi, vicina a Marco Di Stefano. Ma anche per garantire l’unità del partito regionale dopo la frattura avvenuta nell’ultima assemblea, quando si sfiorò la rissa, un dirigente Dem si sentì male e venne portato via in ambulanza. Pace fatta e giochi chiusi, quindi? Non proprio. Nell’Assemblea regionale di oggi - in programma nella sede nazionale del Pd al Nazareno alle 16.30 - di colpi di scena potrebbero essercene. Anche perché la situazione resta fluida. Lo scenario è questo. Fabio Melilli è stato eletto segretario grazie al sostegno di AreaDem, dei renziani della seconda ora vicina al suo conterraneo Angelo Rughetti (col quale vanta anni di lavoro fianco a fianco in Anci), degli zingarettiani, dei bettiniani e dei dalemiani di Umberto Marroni. Ma subito dopo l’elezione sono cominciate le polemiche. In molti hanno accusato zingarettiani e marroniani di non essersi impegnati abbastanza. Solo così si sarebbero potuti spiegare il basso numero di elettori alle primarie - appena 48mila nel Lazio di cui 12mila a Roma - e l’exploit della Bonaccorsi - sostenuta dai renziani di Paolo Gentiloni e dai popolari - nella Capitale. Polemiche aumentate al momento di decidere le candidature alle europee, con le indicazioni della segreteria regionale giudicate insufficienti dalla minoranza e dai marroniani, e poi cambiate dal Pd nazionale. La fragilità del quadro politico locale si sarebbe quindi manifestata sulle candidature laziali, tant’è che la presentazione di Enrico Gasbarra ha rimescolato gli equilibri in campo tra le correnti, tra i mugugni di AreaDem e bettiniani. I dalemiani di Marroni alle europee hanno sostenuto insieme ai popolari Gasbarra e la renziana Bonafè, rimettendo in moto le manovre di posizionamento a Roma e nel Lazio. Evidente che l’esito del voto del 25 maggio imponga un cambio di strategie. Di qui la richiesta - che verrà formalizzata oggi in una riunione convocata a mezzogiorno - di Melilli alla propria maggioranza per un gesto di generosità che compatti il partito e faccia contenti tutti: tanto l’opposizione interna quanto i marroniani che non vogliono fare uno sgarbo a renziani e popolari con cui hanno condiviso una campagna elettorale e con i quali l’alleanza è blindata. E la Mannocchi? Per tutti è acqua passata. Per tutti, tranne per Di Stefano. «Se Melilli fa eleggere la Bonaccorsi Di Stefano esce dalla maggioranza, se non lo fa eleggere rompe con Marroni», sintetizza un dirigente Dem. L’obiettivo ora è evitare fronde e nuove «risse».

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