La politica sa essere spietata. Pier Luigi Bersani e Nichi Vendola - un anno fa alleati alle politiche - in pochi mesi hanno perso tutto, entrambi spazzati via da Matteo Renzi. Il primo, non vincitore e non sconfitto alle elezioni, si è incartato nel tentativo di formare un governo col sostegno grillino, ha visto svanire il sogno di essere il primo esponente ex Pci ad andare a Palazzo Chigi grazie al consenso elettorale e dopo pochi mesi ha visto il proprio fronte sbaragliato al congresso da Renzi, perdendo così la leadership del Pd. L’altro, Vendola, ormai perde un pezzo al giorno: l’ultimo a lasciare Sel sarà uno dei cofondatori, il deputato veneto Alessandro Zan. E il renzismo, con il 40,8% raggiunto dal Pd alle europee, c’entra, ma fino a un certo punto. Sotto processo è quell’impostazione di coalizione, Italia Bene Comune, che puntava sull’asse tra Dem e Sel e che un anno fa non riuscì a sfondare nell’elettorato moderato - che optò per Scelta Civica, sparita con l’avvento di Renzi - condannando la sinistra all’ormai famosa «non vittoria» e l’Italia all’ingovernabilità e alle inevitabili larghe intese. Oggi c’è Renzi, che obbliga tutti a una ridefinizione del concetto di centrosinistra, pur nell’assunto della non autosufficienza del Pd. Tradotto: se i democratici rappresentano il perno socialdemocratico del centrosinistra, il dibattito è tutto nell’aggregazione dell’ala liberal-popolare affiancata al Pd e - per converso - del campo del centrodestra nel tentativo di incrinare un bipolarismo Renzi-Grillo. Quale possa essere lo spazio per una forza politica più a sinistra è tutto da definire. Soprattutto con un leader come Renzi. Le parole del presidente del Pd Matteo Orfini lo lasciano intendere. «Il fatto che Sel subisca il travaglio che sta subendo è il frutto dell’ambiguità di aver scelto la lista Tsipras alle europee quando un pezzo di Sel si sentiva rappresentato dal Pse e un pezzo da altri - dice il giovane turco - Mi spiace ma l’errore non è stato di Gennaro Migliore ma di Nichi Vendola che aveva deciso di aderire al Pse e poi ha rinnegato quella scelta preferendo una soluzione ambigua legata alla contingenza elettorale». Un attacco a cui risponde Massimiliano Smeriglio, vicepresidente della Regione Lazio governata da Nicola Zingaretti. «Trovo francamente ingeneroso il commento del presidente del Pd nei confronti del dibattito sofferto che attraversa Sel - dice Smeriglio - Se l’adesione a una formazione politica dipendesse esclusivamente dalla collocazione europea, molti dirigenti del Pd non avrebbero potuto aderirvi almeno fino all’approdo al Pse del medesimo partito. Inoltre Sel appare molto più pratica di gestione e valorizzazione del dissenso di quanto non sembri il nuovo corso democratico. Non è scritto da nessuna parte che l’unica strada possibile per i giovani turchi di tutte le epoche è quella di finire per forza alle dipendenze del sultano Maometto V». Insomma, cominciano a volare gli stracci. Al di là della collocazione europea, il problema è il sostegno al governo. Traslato al futuro, il problema delle alleanze. Difficile che quella del 2013 potrà essere riproposta in futuro. E in ballo ci sono anche gli equilibri negli enti locali. I «miglioristi» di Sel sembrano esserne consapevoli. E la conseguenza della scelta di Migliore potrebbe essere proprio la ridefinizione del centrosinistra. Nel frattempo anche Alessandro Zan si prepara a lasciare Sel. Il deputato veneto e cofondatore del partito, prenderà la decisione definitiva domani, dopo l’assemblea del gruppo alla Camera. «La scelta è quasi matura. Lascio Sel per chiarezza e per evitare di essere un sabotatore. Mercoledì è stato negato che una forza di opposizione ma con cultura di governo possa, quando se ne presenta l’occasione, votare misure giuste e di sinistra. Non si tratta di essere renziani o no. Rinnegando i principi sui quali abbiamo dato vita a Sel assumiamo una posizione minoritaria, votata solo a difendere un’identità generica di sinistra», ammette Zan. Un’identità rispetto alla quale Renzi va inevitabilmente oltre. Prima di Zan, Ferdinando Aiello e Michele Ragosta hanno già lasciato Vendola per accasarsi al Pd e Gennaro Migliore, Claudio Fava, Titti Di Salvo e Ileana Piazzoni sono usciti da Sel e aspettano che altri facciano altrettanto per creare un gruppo autonomo alla Camera a sostegno della maggioranza di governo. Proprio la Piazzoni ammette che Sel si è divisa «su Renzi e sul governo» e reputa «indispensabile il rapporto con il Pd. Renzi è riuscito a intercettare la possibilità di parlare a larga parte dei cittadini italiani».
Sel, la grande fuga da Vendola
Anche il cofondatore Zan lascia il partito e guarda al Pd. Già usciti in 7 Orfini: pagate l’appoggio a Tsipras. Smeriglio: da voi dissenso vietato
