Politica

«Se i giudici sono sereni assolveranno Berlusconi»

Parla Francesco Nitto Palma, magistrato, senatore di Forza Italia, già ministro della Giustizia

«Se i giudici sono sereni assolveranno Berlusconi»: parola di Nitto Palma, magistrato, senatore di Forza Italia, già ministro della Giustizia. Da esperto giurista Palma assicura, avendo esaminato i fascicoli del processo Ruby, appena ripreso alla Corte di Appello di Milano, che non c’è prova della colpevolezza di Silvio Berlusconi. Come non vi è alcun oltraggio nelle parole «mai meno che garbate» che Berlusconi ha pronunciato l’altro giorno davanti ai giudici napoletani e per le quali rischia ora un provvedimento con pene severe. Senatore Nitto Palma, c’è oltraggio nelle parole dette da Berlusconi ai giudici napoletani? «È singolare quello che sta accadendo, perché le dichiarazioni che ha reso Berlusconi non hanno assolutamente nulla di oltraggioso o di meno che garbato. Questa iniziativa di Napoli, di trasmettere le carte alla Procura, di inviarle all’Ufficio Sorveglianza di Milano, la trovo veramente un fuor d’opera. Se si guarda con attenzione quello che è accaduto, c’è la chiave di lettura di una mentalità». Che tipo di mentalità? «Quando Berlusconi dice: "non capisco perché mi fa questa domanda" era sufficiente dire: "è una domanda utile all’accertamento della verità". "Non è previsto che lei debba capire"... è una risposta arrogante, non funziona così la Giustizia». Ma se un testimone sente che l’autorità giudiziaria gli manca di rispetto, ha il modo di farsi rivalere? «Oggi in Italia penserei proprio di no. "Non è previsto che lei capisca", dimostra in maniera chiara l’atteggiamento. Se, da giudice, fosse stata fatta a me quella domanda avrei risposto in maniera garbata. E allora non ci si può lamentare se Berlusconi ha detto una cosa che è sostanzialmente vera: che i giudici di questo Paese non hanno la responsabilità civile e non hanno un eccesso di timore rispetto ad una possibile responsabilità disciplinare. Questa è la verità. Vogliamo discutere la verità? Se si vanno a vedere le sentenze disciplinari, quando arrivano, non riguardano fatti eclatanti, ovvero fatti di scarso rilievo, commessi da magistrati che non contano assolutamente nulla, che non hanno nessuna popolarità. Quelli che hanno acquisito popolarità, a torto o a ragione, non hanno una prospettiva disciplinare». Come per il caso Bruti Liberati? «Caso archiviato, atti alla disciplinare e vedremo quello che succede, è atteso il prepensionamento e Bruti sarà già in pensione». Per il processo Ruby parlano tutti di una conferma della pena, ma nessuno di una possibile assoluzione... «Che tutti si attendano questo, evidentemente senza essersi letti le carte, la dice lunga sull’idea che tutti hanno circa la neutralità del processo. Io che ho letto le carte dico che dei giudici sereni non possono fare altro che assolvere Berlusconi». È possibile? «Se i giudici sono sereni sì. Io personalmente penso che nelle carte del processo Ruby non vi siano le prove della colpevolezza di Berlusconi. In questo clima lo possono assolvere? Se sono sereni, perché no? Il problema è tutto lì». In questo procedimento intravede delle anomalie? «Non è normale che un processo di appello venga fatto a un anno dal processo di primo grado, in un processo senza detenuti e senza rischio di prescrizione. Nella mia esperienza di magistrato a Roma non l’ho mai visto. Considerando che nel processo dei diritti televisivi dalla sentenza di primo grado alla Cassazione sono passati sette mesi...». E nel processo Ruby... «C’è un problema di velocità, ma c’è anche una condanna per concussione nei confronti del capo di gabinetto della Questura di Milano il quale afferma di non essere stato concusso, c’è la trasmissione degli atti per falsa testimonianza per una funzionaria di Milano che afferma di non essere stata concussa, c’è una condanna per prostituzione minorile con una parte offesa, la Ruby, che nega di aver avuto rapporti con Berlusconi e con nessun reale testimone che dice che questo atto sessuale è avvenuto. Ci sono delle vittime che negano di essere delle vittime. È tutta una ricostruzione interessante, suggestiva, indiziaria... ma le prove sono un’altra cosa».

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