Politica

I tagli alla spesa pubblica improduttiva sono l’unico rimedio

segue dalla prima pagina Affermo questo principio da dieci anni almeno e ho sempre contestato le manovre dei vari premier che si sono succeduti alla guida del Paese, in particolare quelle di Monti e...

segue dalla prima pagina   Affermo questo principio da dieci anni almeno e ho sempre contestato le manovre dei vari premier che si sono succeduti alla guida del Paese, in particolare quelle di Monti e Letta. Per il primo ho sin dal primo giorno espresso le mie riserve sulla sua capacità di saper governare il Paese, data la sostanziale inesperienza politica e amministrativa pubblica, e ritengo che da parte sua sarebbe anche doveroso dismettere, visti i risultati da lui non ottenuti, la carica di Senatore a vita che gli era stata conferita, si presume su sua richiesta, al solo scopo di consentirgli di guidare il Governo senza complessi di fronte ai parlamentari e far uscire il Paese dalla crisi. Sul secondo ero convinto che le lotte all'interno della sua coalizione lo avrebbero fatto cedere, cosa che poi è accaduta. Entrambi si sono fatti condizionare pesantemente da quell'Europa dell'austerity che a vario titolo dicevano di contestare, andando a discutere parametri e trattati con risultati negativi. Il rigore finanziario è stato una follia assoluta, ma su questo, duole dirlo, tutti hanno contribuito a volerlo. Nessuno ha alzato la voce e neanche il governo di Berlusconi che ora dice di averlo fatto, poiché ricordiamo che il 07/09/2011 anche quel governo aveva inserito il pareggio di bilancio nella costituzione, proprio sulla spinta di quei vincoli europei di quel 3% del rapporto deficit/pil o meglio ancora firmando nel marzo 2011 il patto Europlus da cui proviene il Fiscal compact. Nessuno è immune da questo peccato, anche se tutti provano a smarcarsi da questo errore. Tutti sono stati protagonisti di questa corsa al rigore che si è tradotta nella "politica della tassazione" piuttosto che quella più volte da me e da altri prospettata del taglio dei costi della politica, della pubblica amministrazione, degli sprechi e soprattutto delle imposte. Oggi "siamo alla vigilia di un cambiamento di passo" così proclama il governo Renzi a cui affidiamo le nostre speranze. Ma il cambiamento da quando è stato annunciato, non si è ancora tuttavia manifestato. Siamo sostanzialmente allo stato delle promesse: il taglio delle province che sono ancora lì, il taglio del Senato, salvo ipotizzare soluzioni pasticciate sul come farlo introducendo sindaci e amministratori locali come senatori part-time, riforme elettorali che continuano a slittare e che sono un orrore, non diverse dal mattarellum e dal porcellum, con liste bloccate di dipendenti dalle segreterie di partito e non eletti dalla gente; riforme della burocrazia ad oggi di proporzioni modeste e affidate ad un lungo cammino legislativo; ma soprattutto niente sulla riduzione del carico fiscale. L'unica cosa fatta, finalmente, è stata la legge sul mecenatismo, che da molti anni richiedevo, introdotta dal Ministro dei Beni e delle attività culturali, e la promessa del Ministro della Pubblica istruzione di reintrodurre lo studio della Storia dell'arte come materia principale nelle scuole, anch'essa da me richiesta da molti anni. L'unica strada percorribile è e resta quella di tagliare la spesa pubblica improduttiva, inclusa e soprattutto quella politica, la burocrazia inefficiente, e ridurre le imposte nei confronti della gente che lavora, permettendo loro finalmente di avere la possibilità di vivere.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.