L'asse italo-francese serra i ranghi in vista dei prossimi giorni caldi delle decisioni per l'Europa del dopo voto. Obiettivo condiviso: convincere i partner degli Stati membri a cambiare direzione sulla governance economica. Le immagini e le dichiarazioni che arrivano da Parigi mostrano un Francois Hollande pronto ad appoggiare apertamente la tattica renziana del “cambio di verso” anche nell'Unione. Fari puntati sulla crescita e la necessità di minor rigore nei vincoli sui conti pubblici. I socialisti europei scaldano i motori. Si avvicina la stretta finale nella partita delle nomine Ue. L'ultimo consiglio europeo prima della nuova legislatura è fissato per il 26 e 27 giugno a Bruxelles. Oggi il presidente della Repubblica francese ha riunito in un incontro informale alcuni leader del Pse per fare il punto sui programmi della Commissione Ue, la designazione del prossimo presidente e dei commissari a Bruxelles, il presidente dell'europarlamento e del capogruppo in assemblea, il rappresentante della Politica estera comune. Presenti i leader dei partiti aderenti al Pse di Austria, Belgio, Danimarca, Romania, Repubblica Ceca e Slovacchia. C'era anche Matteo Renzi, forte del 41% raccolto alle Europee. Il Pd è entrato nel Pse solo lo scorso febbraio, dopo anni di dibattiti interni ai democratici italiani, e adesso si presenta a Strasburgo e a Bruxelles come il primo partito della famiglia socialista per numero di eurodeputati. Ad avere più seggi in assoluto, però, è la Cdu di Angela Merkel. La cancelliera tedesca - altro capo di governo premiato, come Renzi, dalle elezioni del 25 maggio - nelle scorse settimane ha alternato atteggiamenti possibilisti su un cambio di rotta nella governace economica, a dichiarazioni che hanno fatto intendere la sua contrarietà a una revisione sostanziale dei patti di stabilità. Molto si giocherà nei dettagli, nelle concessioni ammesse nell'abito di una più ampia struttura di controllo sulle finanze pubbliche degli Stati membri dell'Unione, che non potrà andare incontro a variazioni macroscopiche. Ma è chiaro che le elezioni dello scorso maggio hanno determinato uno scossone nei rapporti di forza in Europa. Iniziano a vedersi adesso i primi effetti. L'avvertimento è arrivato oggi da Parigi. Alla riunione collegiale, Hollande e Renzi hanno fatto precedere un faccia a faccia esclusivo. Sono circolate immagini dei due, ritratti in atteggiamenti di complicità vistosa. Come a dire che il premier italiano non è uno dei tanti; che il duopolio franco-tedesco che negli ultimi anni ha dettato la linea delle decisioni di peso nel consiglio dei capi di Stato e di governo, adesso verrà messo in discussione; che l'Italia dovrà diventare il principale interlocutore anche per la Merkel. Con la benedizione del presidente della République. Ieri il quotidiano “Le Monde" ha dedicato un servizio al premier italiano titolando “Renzi: un sogno di rinascimento italiano”, presentandolo come l'uomo politico che “vuole rottamare la vecchia Italia” e che “spera di iniettare la renzimania all'Unione europea”. Hollande lo ha ricevuto nel salone degli Ambasciatori, e dopo cinque minuti di colloquio i due sono usciti per una breve passeggiata nel parco dell'Eliseo, per poi raggiungere a piedi insieme l'Hotel de Marigny, dove hanno incontrato il cancelliere federale austriaco Werner Faymann, il primo ministro del Belgio Elio Di Rupo, il premier danese Helle Thorning-Schmidt, il primo ministro della Romania Victor Viorel Ponta, il premier slovacco Robert Fico e il premier della Repubblica ceca Bohuslav Sobotka. Presenti anche Sigmar Gabriel, vice-cancelliere e ministro dell'Economia e dell'Energia tedesco, il presidente uscente del Parlamento Ue Martin Schulz, il primo ministro danese Helle Thorning Schmidt, candidata alla guida del Consiglio europeo. Oltre alle nomine, si è discusso dell'obiettivo ormai chiaro per la nuova legislatura europea che si apre con il semestre di presidenza italiano: quello di puntare di più sulla crescita e sugli investimenti, e di aumentare l'impegno europeo sulle questioni sociali. Dall'Eliseo parlano di una “sensibilità che accomuna tutti i partiti socialdemocratici europei”. Renzi si è limitato a dire che l'incontro è andato “molto bene”. Hollande ha usato parole entusiastiche nei confronti del premier italiano: “Porterà in Europa tutto il suo dinamismo e la sua energia”. Fra Italia e Francia, ha spiegato il presidente francese, c'è la “condivisione dei diversi obiettivi” per il futuro dell'Europa e il suo “riorientamento” alla luce dei risultati elettorali, in particolare con un accento maggiore da mettere “sulla crescita, l'utilizzo di tutti i margini per una maggiore flessibilità, i project bond per finanziare gli investimenti, la transizione energetica e la semplificazione”. Apertura da parte della Francia anche sulla gestione comune del problema immigrazione, da affrontare “in modo conforme ai nostri valori e principi”. Rimane il fatto che la prima forza dell'europarlamento è il Partito popolare. E quindi, sulla presidenza della Commissione, Hollande ha spiegato che i socialisti rispetteranno l'indicazione di Jean-Claude Juncker, “in quanto candidato del partito che è arrivato in testa”. Ma, questo è chiaro, non rinunceranno a altri incarichi e poltrone. In testa c'è la presidenza dell'europarlamento.
Europa, si rafforza l'asse Renzi-Hollande
Incontro informale dei leader europei del Pse a Parigi. Faccia a faccia tra il premier italiano e il presidente francese: "Obiettivi condivisi su flessibilità e crescita"
