Politica

Rampelli: «Gianfranco, smettila di insultare chi ha creduto e lavorato per te»

Il capogruppo di FdI alla Camera: "Fini mantenga uno straccio di stile"

«Fini mantenga uno straccio di stile, è stato presidente della Camera e leader incontrastato della destra per vent’anni, rispetti le persone che hanno creduto e lavorato per lui». Fabio Rampelli, capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, reagisce con durezza alle parole del leader di An. E respinge al mittente le critiche su euro e linea politica: «Essere di destra non significa difendere a tutti i costi la moneta unica, ma solo gli interessi della nazione». Onorevole Rampelli, per Fini Fdi-An è «l’ultima ridotta-vetero missina». «Noi ci richiamiamo esattamente alla nascita di An, a una destra moderna e con vocazione maggioritaria, punto d’incontro per diverse sensibilità e culture, ma ben ancorata alla sua identità. Né nostalgica come la fece Fini quando prese in mano il MSI, né progressista e salottiera come la modificò prima di farla confluire nel Pdl». La destra deve difendere o «scaricare» l’euro? «L’euro non è un dogma ma uno strumento che può essere più o meno efficace a seconda di come è gestito da Ue e Bce. Destra e sinistra non c’entrano niente, altrimenti cosa si dovrebbe dire del governo laburista di Blair che non adottò la moneta unica? La destra difende gli interessi della propria nazione e in questa fase l’euro non rappresenta il bene dell’Italia». Alle Europee questo discorso non vi ha portato fortuna... «Tutt’altro. Siamo la forza politica che è cresciuta di più dopo il Pd. Abbiamo avuto il 40% in più in termini di voti e quasi il 100% in più di percentuale. Sono mancati solo 75mila voti sugli 1,1 milioni conquistati per superare una soglia di sbarramento dichiarata illegittima dalle Corte Costituzionali di altri Stati come la Germania. Spero che anche in Italia la Consulta annulli questo vincolo che avrebbe senso solo in un sistema maggioritario. Appena ci sarà la proclamazione degli eletti la impugneremo». Da cosa riparte Fdi-An? «Dalle campagne che promuoveremo per sostenere diverse proposte di legge, a partire da quella per l’elezione diretta del Capo dello Stato. E poi lo scarica tutto per rivoluzionare il fisco e la reintroduzione del reato di immigrazione clandestina. Chi ha parlato di "Mare Nostrum" come di un’operazione umanitaria è un bugiardo. Mettendo a disposizione la nostra marina militare abbiamo consentito a centinaia di migliaia di persone di iniziare viaggi della speranza dalle parti più remote dell’Africa verso le coste libiche per provare la fortuna, consapevoli dell’esistenza dei soccorsi da parte italiana. E questo, oltre a moltiplicare i viaggi, ha moltiplicato i morti». Non è la sola battaglia che condividete con la Lega. Il feeling con il Carroccio non rischia di snaturare la vostra identità? «Non caspisco dove sia la novità. Abbiamo collaborato su campagne specifiche con tutti quei soggetti che la pensavano come noi. Con la Lega abbiamo anche governato insieme. Certo, ha posizioni secessioniste che noi non condivideremo mai, per noi l’unità dell’Italia è un valore non negoziabile. Solo singole battaglie insieme, nient’altro». Come si ricostruisce il centrodestra? «Innanzitutto senza commettere l’errore del partito unico. Ci vogliono più soggetti, ognuno con la propria sensibilità. E poi sono necessari regole democratiche condivise e luoghi di discussione in cui stabilire la linea politica. Ancora: c’è bisogno di regole altrettanto chiare per la selezione della classe dirigente. In democrazia sono i cittadini che devono decidere chi saranno i candidati ai ruoli apicali. Quando questi meccanismi saranno chiari e l’Ncd non starà più in un governo di centrosinistra, sarà possibile ricreare una coalizione coesa con l’obiettivo di sconfiggere le sinistre». Nel futuro di Fratelli d’Italia c’è ancora il simbolo di An? «A Fiuggi, con il recupero del simbolo di An dentro quello di Fratelli d’Italia, abbiamo lanciato un segnale a tutte le frazioni in cui si era divisa la destra. In alcuni soggetti è prevalso l’istinto di conservazione all’impeto rivoluzionario da cui prendono vita nuove fasi storiche. Hanno pensato più alla poltrona che all’identità culturale e alla sfida per rilanciare la destra italiana. È legittimo che Storace, che non volle entrare nel Pdl e che se ne andò addirittura da An ritenendola troppo moderata, finisca in Forza Italia. Poco comprensibile, ma legittimo. Il simbolo di An, invece, appartiene alla Fondazione e ne dispone l’assemblea dei soci. Noi l’abbiamo avuto in uso per un anno, quando scadrà penseremo al da farsi». Vi aspettavate tutte le critiche per la nomina di Bocchino al Secolo d’Italia? «Il presidente della Fondazione An non appartiene a Fratelli d'Italia e chi pensa che ciò che viene determinato nel CdA sia imputabile a noi sbaglia. Voglio comunque ricordare che Italo Bocchino è un giornalista del Secolo d'Italia da decenni e la novità è solo data dalla sua disponibilità, accolta dalla redazione e dal CdA, a dedicarsi al marketing editoriale per lanciare la testata sul mercato e raccogliere inserzionisti e sponsor».

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