Inizia oggi davanti alla seconda corte d'Appello di Milano il processo sul caso Ruby, nel quale Silvio Berlusconi venne condannato in primo grado a sette anni di carcere per concussione e prostituzione minorile. Questa volta Berlusconi è privo di «schermi politici» e rischia di finire ai servizi sociali per... tanto tanto tempo. È il primo processo infatti in cui l’ex premier si troverà senza lo status di parlamentare, dopo la condanna definitiva per frode fiscale e l’affidamento ai servizi sociali nella struttura per anziani. È il 24 giugno scorso quando viene pronunciata la condanna contro l'ex premier con l'accusa di aver fatto pressioni sulla Questura di Milano la notte tra il 27 e il 28 maggio 2010 per far rilasciare Karima El Mahroug e tenere nascosta la conoscenza della marocchina, in arte Ruby, all'epoca minorenne. Un anno dopo il leader di Forza Italia continua a ribadire la sua innocenza, ma oggi in aula Berlusconi non ci sarà, perché impegnato a Cesano Boscone: un impegno «non ostativo», non potrà essere invocato come legittimo impedimento, secondo quanto stabilito dal Tribunale di sorveglianza e dalla Corte d'Appello che si sono confrontati sull’impegno settimanale dell’ex premier. Nessuna istanza è stata presentata dai legali Niccolò Ghedini, Piero Longo e Filippo Dinacci, dopo le numerose indiscrezioni su quest’argomento, sulla richiesta di spostare il processo a Brescia per lo scontro, archiviato ieri dal Csm, tra il procuratore Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo. L'udienza si aprirà, salvo sorprese, con la relazione introduttiva di uno dei giudici che ricostruirà il processo svoltosi in Tribunale, quindi con eventuali richieste delle parti. La Corte presieduta dal giudice Enrico Tranfa stabilirà se consentire l'accesso delle tv in aula, poi fisserà il calendario, che si preannuncia breve.
E oggi parte l’appello Ruby, l’ex premier senza protezioni e a rischio
