Meno giornali, più informazione: è l’ultima sparata di Beppe Grillo che, dopo l’apertura a sinistra e l’inizio di un corpo a corpo con Ncd (che si profila come diretto avversario per un eventuale accordo con Renzi), trova il tempo per lanciare stracci bagnati contro l’Unità. E non solo. «Il nuovo vento della Rete e della fine, lenta ma implacabile, dell’editoria assistita sta producendo i suoi effetti: la scomparsa dei giornali», così Grillo, dal suo blog, commenta la crisi dell’editoria e ancora: «un’ottima notizia per un Paese semilibero per la libertà di informazione come l’Italia», questa la tesi del leader del M5S che prosegue con un’affermazione: «Meno giornali significa infatti più informazione». L’invettiva contro la testata fondata da Antonio Gramsci, attualmente (come molti altri giornali) in pessime acque, entra nel vivo: «Licenziamenti sono in corso un po’ ovunque da tempo, ma il caso più drammatico - afferma arrivando al dunque - è quello dell’Unità che ha ormai solo appassionati lettori (forse collezionisti), 20.200 copie vendute nel mese di maggio. I 57 giornalisti hanno preso l’ultimo stipendio ad aprile e hanno terminato in questi giorni i due anni di solidarietà». «Un augurio per una nuova occupazione va a loro e in particolare alle colonne portanti Oppo e Jop», due giornalisti già nel mirino di Grillo. «L’Unità è stata messa in liquidità», spiega Grillo sul suo post. «C’è però una buona notizia per i trinariciuti, Renzi ha dichiarato "dobbiamo tutelare un brand, abbiamo bisogno di ripartire...". Non ha detto però con quali soldi. Insomma "Unitàstaiserena", il bacio della morte. Il direttore del giornale Bonifazi ha precisato su Renzi "mai parlato con lui, i nostri rapporti sono molto british". Finora l’Unità aveva avuto con il governo di turno un approccio diverso, molto più pragmatico, del tipo "caccia la grana". Si prende atto - conclude Grillo - che oggi sia diventato british e meno attento ai finanziamenti pubblici pagati dalle tasse dei cittadini». La sparata contro l’odiato giornale di partito, ultima puntata di una lunga serie di polemiche con i giornalisti, ha scatenato una grandinata di polemiche: «Grillo è tornato a fare lo sciacallo, prendendo di mira L'Unità», ha commentato la senatrice Laura Cantini, componente della direzione Pd. Una volta lo chiamavano «cerchiobottismo», l’arte di dare un colpo di qua e uno di là. Arte nella quale Beppe Grillo ha mostrato ieri di essere maestro. Dopo la clamorosa apertura a sinistra (attraverso il suo blog) con «Legge elettorale: Renzi, batti un colpo», ad appena una ventina di centimetri di distanza è apparso ieri «#Unitàstaiserena». Va bene: ci sta, Grillo ha sempre mal sopportato i giornalisti e, in particolare i due dell’Unità: Toni Jop e Maria Novelle Oppo e quest’ultima più di altri, tanto che con lei lanciò la «lista nera» dei signori dell’informazione, scatenando una bufera di polemiche. Nella visione-filosofia del duo Grillo-Casaleggio nulla di strano che finisca nel mirino l’Unità, giornale quotidiano di nobilissime origini (gli insegnamenti del fondatore Gramsci furono rivendicati perfino da un Gianfranco Fini di altri tempi), ma che oggi naviga in pessime acque. L’Unità, e qui si spiega l’acido di stomaco di Beppe, è quello che incassa di più come quotidiano di partito: nel 2004 6.507.356,94 euro, 6.507.356,93 nel 2005 e via così: 6.507.356,94 nel 2006, 6.377.209,80 nel 2007, 6.377.209,80 2008, 6.377.209,80 2009 e ancora, per arrivare in anni più vicini: 5.656.442,55 nel 2010, 3.709.854,40 nel 2011 e 3.615.894,65 nel 2012. E questo a fronte (come Grillo sottolinea con impietosa precisione) di un calo verticale dei lettori che il leader definisce «collezionisti». All’inizio del millennio erano più di settantamila, precipitati attualmente a poco più di ventimila. Ma non può bastare questo a spiegare l’accanimento di Grillo, visto che altri giornali prendono decisamente di più, come L’Avvenire che, con oltre 4 milioni di finanziamento è quello che dallo Stato incassa maggiormente. Ma allora perché Grillo se la prende proprio con l’Unità? Perché è un giornale di partito e di un partito con il quale ha annunciato di volersi mettere d’accordo per portare a casa una legge elettorale. Così Grillo, rimasto «congelato» con tutti i suoi deputati e senatori per tanto, ora si mette in gioco. Per questo apre a Renzi, ma poi attacca la storica testata della sinistra italiana. Allo stesso modo tende una mano al governo, ma poi ingaggia un corpo a corpo con quello che appare come il suo «avversario diretto» all’interno di quel governo, cioè Ncd. E infatti non ha perso occasione di attaccare Alfano, entrando nella polemica per la fuga di notizie su Yara e poi sfiduciando, proprio ieri, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin, per lo scandalo Avastin-Lucentis. Il sistema è quello classico e ben conosciuto alla politica italiana dai primi tempi dell’Unità (quella italiana, non il quotidiano): un colpo al cerchio e uno alla botte.
Grillo esulta: finalmente chiude l’Unità
Sul post del comico: «Buona notizia, meno giornali, più informazione» In dieci anni il quotidiano fondato da Gramsci ha incassato 58 milioni
