«Per la tutela dell’indagato era nostra intenzione mantenere il riserbo su tutta la vicenda, dice il magistrato; «Non sono io che ho parlato», ribatte il ministro; «Stavolta l’ha fatta grossa...», commenta Grillo. Il giorno dopo l’arresto del presunto assassino di Yara Gambirasio, Massimo Giuseppe Bossetti, scoppia la polemica tra la Procura di Bergamo e il ministro dell’Interno Angelino Alfano, reo di aver diffuso la notizia. Si è svegliato di buon mattino, ieri, e decisamente contrariato, il procuratore capo del capoluogo lombardo, Francesco Dettori. «Era intenzione della Procura mantenere il massimo riserbo - ha detto - anche a tutela dell’indagato in relazione al quale, secondo la Costituzione, esiste la presunzione di innocenza». Immediata la replica di Alfano: «Credo che il procuratore di Bergamo non ce l’avesse con me... anche perché non ho divulgato dettagli, si dovrebbe chiedere invece chi ha inondato i mass media di una quantità infinita di informazioni. Certamente non è stato il governo». E ancora: «L’opinione pubblica - ha aggiunto Alfano - aveva il diritto di sapere ed ha saputo anche per essere assicurata». Nella tarda mattinata arriva la controreplica di Dettori che ammorbidisce un po’ la tensione, ma non ritratta: «Non c’è nessuna polemica, ma questa situazione non mi è piaciuta». Il procuratore capo, insieme al procuratore generale di Brescia, Pier Luigi Maria Dell’Osso, e alla pm titolare dell’inchiesta su Yara Letizia Ruggeri, ha ribadito che gli inquirenti volevano mantenere il silenzio almeno fino alla convalida del gip del fermo di Bossetti. «Il ministro Alfano può avere l’opinione che vuole», ha risposto Dettori ai giornalisti che gli chiedevano un commento sulle parole del ministro. Sui tempi della convalida del fermo «manderemo quanto prima le carte al gip» si è limitato a dire il procuratore capo di Bergamo. Venatura polemica anche da parte dell’ex ministro degli Interni, Roberto Maroni: «Se l’avrei fatto anch’io? Ci ho pensato quando ho visto la dichiarazione del procuratore di Bergamo, che voleva mantenere il riserbo. Preferisco non commentare». E Beppe Grillo sul suo profilo Facebook non fa sconti: «Il ministro Alfano l’ha fatta grossa, siamo letteralmente senza parole». Il MoVimento rincara la dose con Mario Michele Giarrusso, senatore dei 5 Stelle che attacca frontalmente il ministro: «Ha sbagliato pesantemente. Come al solito e come spesso fanno i politici ha voluto farsi pubblicità annunciando l’arresto del presunto assassino della ragazza. Bene ha fatto la Procura di Bergamo a protestare. Non spetta a un ministro pavoneggiarsi del lavoro delle forze dell’ordine e della Magistratura. Ma non solo si è pavoneggiato, Alfano ha anche intralciato e danneggiato la raccolta delle prove con tutto il can can mediatico che c’è stato. Ha ottenuto la visibilità che voleva, bravo. Penso alla povera Yara e alla sua povera famiglia, vittime anche di questi esibizionisti da strapazzo come Alfano». Ma c’è anche chi difende il ministro e il suo desiderio di informare presto e bene il pubblico. Specialmente in questo caso che presenta prove schiaccianti di colpevolezza per l’accusato. Per il sociologo Antonio Marziale, presidente dell’Osservatorio sui Diritti dei Minori, è meglio non «entrare nel merito della polemica politica, che vede su fronti contrapposti la Procura di Bergamo e il ministro dell’Interno Angelino Alfano, ma la rivendicazione di cautela dei magistrati può essere letta con perplessità dall’opinione pubblica, perché tutti stavamo aspettando l’esito positivo delle indagini e la soddisfazione espressa da Alfano rappresenta la liberazione degli italiani da un macigno insopportabile». Per il sociologo, «stando alle dichiarazioni diffuse dagli organi d’informazione, le prove a carico del muratore arrestato sarebbero schiaccianti e, per tale ragione, non c’era motivo di lamentarsi per la frettolosità del ministro nel comunicare il fermo di Bossetti».
Su Yara Alfano litiga con i pm
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