Si alza dalla panchina con il pallone in mano e va ad incoraggiare i giovanissimi calciatori alla prova del tiro dagli undici metri: Gianfranco Fini, dopo la debacle alle politiche con Fli (0,47%) e la mancata elezione alla Camera, ritorna in campo lanciando la kermesse «L'Italia che vorresti, la tua idea per la destra che non c'è», in programma il 28 giugno a Roma. L'ex leader di An ha presentato l'appuntamento con un video su YouTube nei panni di un allenatore, in abito grigio e spilletta delle Frecce tricolori, metafora del ruolo che vorrebbe ricoprire in futuro, come preparatore delle nuove leve della destra. Nel filmato che richiama idealmente il cult di Francesco De Gregori «La leva calcistica del classe '68», il politico bolognese accenna una autocritica: «La partita - afferma Fini richiamando uno slogan dell'ultima campagna per le Europee di Fratelli d'Italia - si può perdere se la giochi a testa alta, senza secondi fini. Per tornare a vincere, partecipa». Sul piano programmatico, attraverso il sito partecipa.info, Fini riprende il filo della destra repubblicana modello Futuro e Libertà e nella lettera d'invito si pone l'obiettivo di offrire una sponda ai delusi dal berlusconismo e dalla svolta eurocritica di Fratelli d'Italia. Poi si sofferma sugli elettori moderati che disertano stabilmente le urne: «Oltre il 40% degli italiani non sono andati a votare in occasione delle recenti elezioni europee. Molti altri hanno espresso un voto di protesta e di sfiducia. Molti altri ancora hanno votato per paura o rassegnazione. Molti di questi elettori rinunciatari o smarriti avevano votato in passato per il centrodestra. Ma oggi non se la sono più sentita. Questo significa che il crollo di fiducia nella politica ha colpito maggiormente questa fascia di opinione e di elettorato. Ed è proprio da qui che occorre ripartire per rilanciare la speranza nel futuro comune». Fini auspica un cambio di rotta dei partiti sul piano organizzativo, abiurando il centralismo con cui aveva gestito An e che addebitava al Pdl guidato da Berlusconi: «C'è bisogno, soprattutto, delle vostre idee e delle vostre proposte. Perché la politica o sarà partecipata o non sarà». La «destra nuova» secondo Fini dovrà contrastare le posizioni autonomiste della Lega (nel programma si sottolinea «l'inganno federalista») e di contro dovrà avere come priorità la «questione meridionale». Rispetto a Giorgia Meloni e Gianni Alemanno, la distinzione riguarda soprattutto il rapporto con l'Europa: agli ex An rimprovera la lepenizzazione della destra e le dure critiche all'Euro, decantando i pregi della globalizzazione «come occasione per l'economia reale, non per la speculazione finanziaria». Nel programma non appare alcun accenno ai temi etici che tanto lo avevano diviso dai vecchi colonnelli. Non c'è una parola sulla fecondazione assistita. Non è menzionato lo «ius soli», sono smussate le sue posizioni sull'immigrazione che ai tempi della scissione dal Pdl erano sovrapponibili a quelle della sinistra. «Rinnovare non rottamare la politica»: con un evidente riferimento autobiografico, Fini contesta anche la formula che ha fatto la fortuna del premier Matteo Renzi. La nuova discesa in campo dell'ex presidente della Camera è stata accompagnata da un vivace dibattito sui social network. Su Twitter Fulvio Bertoglio richiama un paragone calcistico: «Bene. Saremo come Zamparini: sarà esonerato prima ancora di accomodarsi». Stefano Barabino: «Vi chiede perché l'Italia va a rotoli? Perché persone come #Fini tentano un clamoroso ritorno. Poveri noi». Poi c'è l'immancabile web-satira. Romano Prody: «#Fini rientra in politica e lancia la sua kermesse "Partecipa". Per uno che alle ultime elezioni ha preso lo 0,63% credo sia il nome giusto». Giulia Cortese: «#Fini ha deciso di presentare la sua "nuova destra" al Palazzo dei Congressi Eur, a Roma. Io credo che un monolocale basti e avanzi».
Riecco Fini, un allenatore nel pallone
In un video surreale Gianfry si presenta come ct della nuova Destra E da appuntamento a tutti i «calciatori» per il 28 giugno a Roma (VIDEO)
