Politica

Forza Italia divisa teme l’altro Matteo

Nervi tesi tra Fiori e i «fittiani» sulle primarie. E intanto Salvini guadagna consensi Oggi Berlusconi rilancia sul presidenzialismo. Ma il pensiero è al processo Ruby

«Mentre noi stiamo a litigare quello lì si prende tutto il centrodestra». È lo sfogo di un deputato di Forza Italia. E «quello lì» sarebbe Matteo Salvini. Negli ultimi giorni, dalle parti di piazza San Lorenzo in Lucina, non è passato inosservato l’attivismo del segretario del Carroccio. Prima il lancio dei sei referendum, su due dei quali Forza Italia è andata subito a rimorchio. Poi i viaggi nei territori elettorali sconosciuti fino a qualche anno fa. Le contestazioni a Napoli, certo, ma anche gli applausi ricevuti a Ragusa, in Sicilia. Infine le esplicite ammissioni di ambizione: «Io leader della destra? Non mi tiro indietro. I tempi cambiano, Berlusconi ha fatto tantissimo, ma col senno di poi l’alleanza ci ha dato meno di quello che avremmo voluto». E ancora: «Renzi occupa la scena, ma oltre a lui c’è il vuoto. Lo riempiremo noi. La mia scommessa sarà aprire la Lega a chi con la Lega non ha mai avuto a che fare». Se tre indizi fanno una prova, si può davvero cominciare a temere che Salvini abbia lanciato l’opa su tutto il centrodestra. Soprattutto quando di indizio, sebbene più subdolo, ce n’è addirittura un quarto. Sono in tanti, all’interno di Forza Italia, a cominciare a guardare con irritazione crescente all’attivismo di Roberto Calderoli sul fronte riforme. Il timore è che l’ex ministro leghista, dopo aver incassato alcune concessioni di Renzi sul Titolo V, voglia prendere a poco a poco il posto di Forza Italia anche nella trattativa sulla legge elettorale. Ieri, Calderoli si è addirittura spinto a lodare il «democratellum» del MoVimento 5 Stelle. «Credo di essere uno dei pochi ad aver letto la loro proposta e mi sembra molto simile al modello spagnolo - ha spiegato - ed io, personalmente, sono sempre stato favorevole a quel tipo di soluzione». Magari sarà solo una mossa strategica per mettere in difficoltà Renzi. Fatto sta che, da parte azzurra, si fatica a trovare una strategia per contrastare l’ascesa leghista. Più che altro, come affermano preoccupati da Montecitorio, si perde tempo a litigare. L’ultimo «casus belli», che poi è sempre il solito, è rappresentato dall’intervista a Libero di Marcello Fiori. Il coordinatore dei Club Forza Silvio, infatti, è tornato a scagliarsi contro le primarie e a punzecchiare Raffaele Fitto. «Le primarie le vuole chi vuole perpetuare l’esistente - ha attaccato Fiori - quante possibilità avrebbe un responsabile di un club di battere... che so... un ex ministro?». E ancora: «Si possono pure prendere migliaia di preferenze ma non consentire il bene del nostro movimento politico». Parole alle quali ha replicato, senza mezzi termini, Saverio Romano: «La bellezza di Forza Italia è avere anche uno come Fiori, col pennacchio in testa e libero di sparare minchiate, senza che questo sia reato». Berlusconi, dal canto suo, prova a spostare i fari sul presidenzialismo, che oggi rilancerà con una conferenza stampa alla Camera. In realtà, di riapparire in pubblico l’ex Cavaliere non avrebbe granché voglia. In questi giorni i pensieri sono per lo più rivolti a venerdì, quando nel Tribunale di Milano partirà il processo d’appello sul caso Ruby, per il quale Berlusconi è stato condannato in primo grado. Una conferma della sentenza, ancorché ancora da confermare in Cassazione, rischierebbe di far perdere all’ex premier l’affidamento ai servizi sociali. E così l’umore del «capo» è tornato nero, al punto che qualcuno ipotizzava che potesse addirittura disertare l’appuntamento mattutino voluto fortemente dal capogruppo alla Camera Renato Brunetta. Poi, però, l’agenda non ha subìto modifiche e i malumori dovrebbero rimanere sullo sfondo. Sempre sul fronte presidenzialismo, ieri è ripartito il dialogo con la Meloni. Una delegazione di Forza Italia composta da Giovanni Toti e dal capogruppo al Senato Paolo Romani ha incontrato la leader di Fdi-An accompagnata da Ignazio La Russa e Guido Crosetto. L’obiettivo, fanno sapere dal partito azzurro, è quello di rilanciare un’azione comune non solo sulle riforme istituzionali, ma anche su altri provvedimenti economici per contrastare l’azione del governo di Renzi. Domani, infine, approda nell’ufficio di presidenza della Commissione Affari Costituzionali la proposta di istituire una commissione d’inchiesta sul presunto complotto internazionale ai danni di Berlusconi nell’autunno del 2011. Travolto dall’attualità politica, però, il tema rischia di finire sullo sfondo, anche perché il Pd non sembra voler concedere i propri numeri per un’operazione del genere. E che i rapporti con i Democratici non siano ai massimi storici lo conferma anche l’ennesimo nulla di fatto sul fronte dell’incontro Renzi-Berlusconi. C’era chi lo ipotizzava per ieri, chi lo sposta a giovedì. Ma la linea maggioritaria è che tutto possa slittare alle prossime settimane.

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