Politica

Orsoni, il renziano travolto da Renzi

È uno dei tanti del Pd saliti sul carro del vincitore. Ma il premier lo ha scaricato

La tragedia del «renziano» al 50 per cento. La fine politica del sindaco di Venezia Giorgio Orsoni deve far riflettere tutte le persone di buon senso. Dopo aver patteggiato la pena per le accuse che gli erano state rivolte il primo cittadino di Venezia, soprannominato da alcuni avversari come «il doge», avrebbe voluto restare al suo posto. Orsoni ha avanzato questa pretesa dopo aver espresso un giudizio molto chiaro sulle vicende giudiziarie che hanno riguardato l'ex Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Per capire bene questa allusione è il caso di andare a rileggere un'intervista molto interessante rilasciata da Giorgio Orsoni l'8 settembre 2013 al «Gazzettino» di Venezia. In quella occasione il giornalista del quotidiano veneto gli chiede di esprimere il suo pensiero sulla condanna di Berlusconi e sulla sua possibile decadenza. La risposta di Orsoni è chiara: «Le vie della politica sono infinite e non mi scandalizzerei se venisse trovata una soluzione. Però stiamo attenti a non distruggere lo stato di diritto». Paolo Navarra Dina del «Gazzettino» gli chiede di essere più chiaro: «Non possiamo mettere in discussione i principi sacrosanti per tutelare gli interessi di qualcuno anche se espressione di un'importante parte politica. Non possiamo umiliare la magistratura, che può comunque essere criticata. Ma una sentenza va rispettata fino in fondo. Dopo di che la politica può fare qualsiasi cosa: modificare la legge e sottoporsi al giudizio dei cittadini. Di certo è indispensabile superare questa impasse». Questa intervista è molto importante perché, grazie a queste dichiarazioni al «Gazzettino», Orsoni fa outing e si dichiara renziano: «Credo che sia necessaria un'apertura di credito (a Renzi, ndr)... Renzi può rappresentare uno stimolo, una rigenerazione della politica e fornire sollecitazioni nuove». E poi aggiunge: «Potrei ritenermi "renziano" al 50 per cento... Guardo al dibattito del Pd con interesse per la candidatura di Renzi». Certo, appena 9 mesi fa, Orsoni non avrebbe mai immaginato che il suo stesso partito chiedesse il rispetto dei principi dello stato di diritto che lui stesso invocava contro Berlusconi. E che quest'ultimo sarebbe stato in grado di restare alla guida del suo stesso partito e di ottenere il 16 per cento alle europee. E soprattutto, Orsoni non avrebbe mai immaginato che a chiedere la fine della sua esperienza politica da sindaco di Venezia fosse il leader di quel partito che aveva detto di sostenere al 50 per cento. Oggi quella percentuale, dopo le inchieste della magistratura, non esiste più. Al suo posto c'è la crudezza e la durezza dello Stato di diritto.

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