L’apertura di Grillo a un confronto con il Pd e la maggioranza sulla riforma elettorale, se non si rivelerà un tatticismo, potrebbe dare un’accelerata all’agenda di Renzi. Tant’è che ieri mattina, con questa novità in tasca, il premier è salito al Quirinale per un colloquio con il presidente Napolitano. È stato fatto un ampio giro di orizzonte sui temi della riforma costituzionale all'esame del Senato e del possibile coinvolgimento del più ampio arco di forze politiche in vista della conclusione dell'iter in quel ramo del Parlamento. Nel pomeriggio, intervendo all’assemblea degli industriali di Vicenza e Verona, Renzi non ha nascosto la soddisfazione per il cambio di rotta del M5S. «Un mese fa sembrava avessi la peste quando parlavo di riforme costituzionali, adesso sono tutti interessati». Poi ha ribadito che «le riforme sono il passepartout per far ripartire il Paese» e ha annunciato che «questa sarà la settimana delle decisioni». Davanti alla platea di tremila imprenditori ha confermato la determinazione ad andare avanti. «Non mollo di mezzo centimetro. Quel 40,8% non lo portiamo a casa ma lo reinvestiamo immediatamente e ci giochiamo tutto, la faccia e il resto». Ed elenca i settori che vanno cambiati: dal fisco «per renderlo una cosa semplice», alle infrastrutture, alla giustizia «perchè sia una cosa degna di questo nome e l'Italia un paese più bello di come noi lo raccontiamo». E si dice consapevole di «essere l’ultima spiaggia» per il Paese. Quanto ai casi di corruzione di cui sono piene le cronache di questi giorni, Renzi li attribuisce «a un sistema complicato ed arzigogolato, che è stato portato avanti per anni». La riforma del fisco avrà pertanto come primo obiettivo la «semplicità» perchè è questa «la prima regola per evitare i giochini sulle tangenti. Non è possibile avere ogni volta una nuova autorità per fare i controlli, per poi scoprire che a volte rubano anche le guardie». «Non prendiamoci in giro, parliamoci chiaro, le tangenti in questo Paese hanno riguardato politici e politica, ed io per primo ho detto fuori chi ha sbagliato» ha proseguito Renzi. Pertanto il punto all’ordine del giorno, spiega chiaramente Renzi, non è di ridurre le tasse, «si farà in un secondo momento e poi abbiamo già abbassato l'Irap». la priorità è ora «la semplificazione. È questa la vera rivoluzione» afferma il premier e annuncia che «il provvedimento sulla semplificazione fiscale sarà approvato venerdì in Consiglio dei ministri». Renzi ha parlato anche di un rinnovo dell'Agenzia delle Entrate: «Non deve più essere vista come un mostro in agguato - ha detto - ma deve essere a disposizione delle aziende, come consulente per le imprese. Prima della stangata ci deve essere una diffida, una sorta di cartellino giallo. Ci vuole un cambiamento di mentalità». Poi per fine luglio sarà varato il decreto Sblocca Italia, «la soluzione per sbloccare infrastrutture ferme da anni», ed ha fatto riferimento a caserme, strade e vecchi edifici. Infine l’appuntamento del 2 luglio a Strasburgo. «L'Italia metterà giù le carte e dirà come vuole cambiare l'Europa». Intanto, sul fronte interno, il premier sembra non volere fare sconti ai «dissidenti». La riunione con 12 dei 14 senatori autosospesisi dopo il caso Mineo è durata tre ore, ma le posizioni sono rimaste invariate. Il capogruppo al Senato, Luigi Zanda, ha ribadito che restano confermate le sostituzioni in Commissione Affari Costituzionali di Corradino Mineo e Vannino Chiti. Zanda ha però spiegato di aver rivolto «un appello» affinché nei tempi più brevi possibili le autosospensioni rientrino e si possa ritornare alla normale attività parlamentari. «Il Pd - ha spoegato - in una fase così delicato ha bisogno di operare con tutte le sue forze». Infine l’assemblea dei gruppi prevista per oggi è stata sconvocata per ottenere maggiori dettagli sulle riforme.
Matteo gongola: «Ora tutti con me»
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