Politica

«Bus deviati e strada chiusa. Siamo prigionieri»

I residenti di San Saba e Marco Polo inferociti: gli stand deturpano il patrimonio archeologico

Bus deviati, scarichi in strada (chiusa al traffico), contatori appiccicati alle mura e «occupazione» della Casa del Jazz: a differenza dell’hashtag con cui è stata lanciata la Festa dell’Unità non sono «happydays» per i residenti dell’intero quadrante compreso tra San Saba e Aventino a Roma, che oltre alla paralisi del traffico denunciano «palesi violazioni dei decreti ministeriali a tutela dei beni storici che, tra le altre cose, impongono fasce di rispetto minime per le mura aureliane». L’intenzione è quella di preparare un esposto corredato dalla documentazione fotografica e consegnare tutto in procura. Sfrattato da Caracalla e poi dal Parco Schuster a San Paolo - anche in quei casi in seguito alle feroci polemiche sollevate dai quartieri - il Pd quest’anno ha puntato in alto scegliendo via di Porta Ardeatina e una porzione del parco di Villa Osio, sede appunto della Casa del Jazz. Un disastro per varie ragioni, anzitutto di viabilità: «Hanno chiuso una strada, via di Porta Ardeatina, prima utilizzata in entrambi i sensi di marcia e fondamentale per la circolazione tra largo Giovanni Chiarini e via Cristoforo Colombo fino a San Saba e Miani: parliamo di beni tutelati, mura aureliane e bastione del Sangallo, come ha potuto la sovrintendenza autorizzare un evento così impattante a ridosso di quest’area?», si chiede Fabrizio Sequi portavoce del comitato Ripa. D’accordo Cecilia Poggi del comitato Marco Polo, che incalza anche «sulla deviazione dell’autobus 160 che, proprio a causa della festa, non transita più per largo Chiarini e via Guerrieri: ci hanno intrappolati qui senza che ci sia neanche la possibilità di parcheggiare». I problemi continuano nel perimetro destinato all’iniziativa. Lungo via Porta Ardeatina, tra scarichi a terra e contatori dei vari stand «incollati» alle mura, e all’interno della Casa del Jazz, dove già si iniziano a contare i danni: «Uno scempio - commenta Mirella Brera residente e frequentatrice del parco - hanno già rotto tutti i sampietrini, prima erano perfetti, entrano con auto e camion e per montare i palchi utilizzano le aree verdi, il regolamento lo proibisce come dimostrano anche i tanti cartelli del Comune di Roma». Invece sul prato, tra i ruderi, si cucina si mangia e si balla. «Hanno monopolizzato il parco - continua un’altra abitante del luogo, Maria Grazia Visca - La Casa del Jazz è chiusa, ora speriamo solo che ci risparmino dalla musica assordante». Prossimo passo, annuncia già Cecilia Poggi, sarà l’esposto.

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