«Non ci possiamo più permettere due giornali diversi, due storie diverse». Matteo Renzi getta il sasso nello stagno e all’Assemblea Partito democratico mette in campo una proposta che segna una piccola rivoluzione dopo anni di coesistenza dei due quotidiani L’Unità ed Europa nell’area di riferimento del Pd. Il tema, in teoria, era stato all’attenzione anche delle segreterie precedenti, ma le situazioni societarie delle due testate, la diversità di origine e la tradizione storico-politica del quotidiano fondato da Antonio Gramsci aveva sempre consigliato di soprassedere. Ora, complici i conti non rosei del partito - il bilancio 2013 è stato chiuso con un passivo di 10 miliardi, molto di più della perdita originariamente stimata in 7 - e la crisi de L’Unità , Renzi ha deciso di provare nell’impresa. Obiettivo quello di salvaguardare il più possibile i livelli occupazionali ma anche pensare a far collaborare in un modo o nell’altro le due testate in modo sempre più unitario. Nei giorni scorsi per L’Unità , di cui il Pd è socio di minoranza, è stato avviato dai soci l’iter di liquidazione. Mentre Europa , che riceve i fondi come organo della Margherita, da tempo ha privilegiato l’online rispetto al cartaceo. «Stiamo pensando alla soluzione migliore possibile per affrontare la sfida del futuro», spiega Francesco Bonifazi, tesoriere del partito. Una delle ipotesi a cui si lavora è di capitalizzare il più possibile il brand L’Unità , risolvere il problema dei debiti e sfruttare al meglio il web. Ma nessuno al partito si nasconde che legate alla eventuale fusione dei due giornali ci sono il problema del livello occupazionale da un lato e le sensibilità legate alla storia dei due quotidiani dall’altro. «Il punto è riuscire a voler bene alla nostra storia e chi vuole bene a una storia non la relega in un museo delle cere», ha spiegato Renzi. Insomma, se non si cambia, il rischio di morire è dietro l’angolo. Per cominciare a valorizzare il brand L’Unità , intanto, Renzi ha deciso di rilanciare il vecchio nome delle feste di partito: va in soffitta Festa democratica, che non ha mai scaldato gli animi e torna la Festa dell’Unità - cui nel 2008 Veltroni cambiò nome - con il suo bagaglio di ricordi e suggestioni. Un piccolo colpo per gli ex popolari, ammette scherzando il premier, che riferisce di un «malore» avuto alla notizia dal suo vicesegretario, Lorenzo Guerini, di tradizione popolare. Infatti Giuseppe Fioroni, deputato e leader dei cattolici-popolari del Pd, chiosa: «È amaro constatare che nello stesso giorno in cui abbiamo salutato Bartolo Ciccardini, democratico convinto e democristiano non pentito, inventore al tempo di Zaccagnini della Festa dell’Amicizia, il Pd faccia della Festa dell’Unità il simbolo unificante della sua pluralità di vocazioni riformiste».
«Non possiamo più permetterci due giornali»
Matteo Renzi getta il sasso nello stagno e all’Assemblea Partito democratico mette in campo una proposta che segna una...