Politica

Dambruoso: «Il problema c’è, ma non si risolve col voto segreto»

Il deputato di Scelta Civica: «Non si può affrontare con un emendamento a una legge dell’Ue sulle percentuali di zucchero e di succo di frutta nelle bibite»

Il problema c’è. Da anni. E va risolto. Ma non così. Non con un emendamento a una legge dell’Ue sulle percentuali di zucchero e di succo di frutta nelle bibite gassate. Non con un discutibile scrutinio segreto. E non imponendo la responsabilità civile diretta del magistrato, che in questo modo verrebbe «condizionato mentre deve decidere». Parola di Stefano Dambruoso, questore della Camera e deputato di Scelta civica. Che è successo a Montecitorio, onorevole Dambruoso? Anche esponenti del Pd hanno votato sì... «Verosimilmente almeno trenta voti "amici" hanno consentito che passasse l’emendamento a una normativa che nulla aveva a che fare con la responsabilità dei magistrati». Ma il problema esiste. «Certo. Però deve essere affrontato con un’adeguata sensibilità istituzionale. Vanno rispettati i singoli orientamenti dei parlamentari, ma emerge con chiarezza che si è votato senza una sufficiente riflessione, visto che esiste un disegno di legge del Pd su cui si sta lavorando». Che cos’è che non va nella responsabilità diretta del giudice? «Non è accettabile la possibilità diretta di denunciare e querelare il magistrato che procede contro di te. E che lo si possa fare addirittura nel corso del procedimento giudiziario». Perché? «Per essere maggiormente responsabilizzata la giurisdizione deve prevedere procedure meno farraginose di quelle attuali, ma che non consentano il condizionamento di un magistrato mentre decide». Ad esempio? «Non è giusto che l’avvocato di un cliente danaroso e potente possa provare ad aggredire il patrimonio di un magistrato, il quale magari ha 20-30 mila euro in banca...». Ma ci sono le assicurazioni che garantiscono il pagamento. «Può accadere, ed è accaduto, che un potente possieda direttamente o indirettamente quella data compagnia assicurativa...» Come rispettare la volontà popolare del referendum dell’87 allora? «La deontologia e la professionalità del magistrato possono dare una risposta a tali aspettative. Il referendum chiedeva il riconoscimento della responsabilità delle toghe. Ma la legge c’è già, e può essere velocizzata, per esempio, attraverso l’eliminazione del cosiddetto giudizio di ammissibilità». Dall’89 a oggi ci sono stati ufficialmente 25 casi di errori giudiziari e ingiuste detenzioni. E ufficiosamente, 50 mila. Un esercito di vittime... «È vero. Però il problema si risolve con una maggiore responsabilizzazione nel controllo attuato dai dirigenti dell’ufficio giudiziario, un controllo che deve esser tenuto alto, a seguire, dai Consigli giudiziari e dal Csm». Renzi minimizza e dice che in Senato l’emendamento verrà emendato. Lo crede anche lei? «Ho fiducia nelle parole del premier, che ha investito su un magistrato come Cantone per dare una risposta forte ai fenomeni corruttivi emersi con il Mose e l’Expò 2015. Certo che a vedere il vicepresidente renziano della Camera Giachetti votare sì, ho provato un senso di disontieramento. È una presa di posizione rispettabile ma che non condivido e critico fortemente. Anche il capogruppo del Pd al Senato Luigi Zanda è stato fortemente critico sul sì all’emendamento e ha promesso impegno e attenzione quando la norma arriverà a Palazzo Madama». Insomma, lei assolverebbe per intero la magistratura per quanto riguarda la miriade di errori giudiziari avvenuti negli ultimi anni? «Rispetto molto le critiche che sono arrivate alla magistratura negli ultimi vent’anni. Ma non quelle frutto di chiara e nota strumentalizzazione politica. Tanto per citare un caso, con l’affare Ruby la responsabilità civile e diretta del magistrato ha poco a che fare». Che intende? «Chi vuol capire, capisce...». Qualcuno non ha rispettato la disciplina di partito anche all’interno di Scelta civica, però... «Anche nel mio partito non c’è stata adeguata ponderazione sul voto. Ho sollecitato una riflessione che, sono certo, verrà da qui a poco. Detto ciò, credo che con il miglioramento della legge Vassalli si possa ottenere il risultato voluto e, al contempo, tutelare il fondamentale ruolo della magistratura in un Paese democratico».

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