Politica

Primo «moscone» di don Diego Procida e l’età penitenziaria

di Don Diego Fascisti o antifascisti, ci avete dati troppi dolori, ragazzi miei. Ormai l’idea della prigione era diventata casalinga e consuetudinaria come quella della pigione. Prima si diceva...

F ascisti o antifascisti, ci avete dati troppi dolori, ragazzi miei. Ormai l’idea della prigione era diventata casalinga e consuetudinaria come quella della pigione. Prima si diceva casa e bottega, casa e prigione si diceva poi, dappertutto in questa sarabanda di perseguitati e di persecutori che minacciava di non finire più. Oltre che parlare di un’età ternaria e quaternaria, i geologi avrebbero finito, riferendosi a questi tempi per parlare di un’età penitenziaria. Ma in compenso abbiamo il merito di essere stati i primi, tra tutti i popoli vinti, a promulgare una così ampia amnistia. Procida è dunque in grande subbuglio, da pochi giorni. L’ufficio matricola è in continuo movimento. Entrate lisce e ben pasciute pochi mesi fa, vanno ora a depositare il loro numero e a riprendere i loro vestiti molte celebri persone, avvilite e invecchiate di cento anni. Io vorrei andare stamattina a Procida, che appartiene alla categoria delle isole fatali come Itaca e come Sant'Elena, sotto questo sole che rende il golfo di Napoli un immenso scintillio di brillanti. Sopra una barchetta, vorrei essere io a traghettare, Caronte alla rovescia, gli amnistiati dalla morte alla vita. Vorrei fare un viaggio alla volta, da solo, a tu per tu con ognuno di loro. Amicucci piccino piccino, Sansanelli che è stato sempre gentile e comprensivo con tutti, Azzolini dai dignitosi occhiali, Acerbo tutto incanutito. E sarebbe un colloquio molto semplice, tra il cielo e il mare, un colloquio di microbi nella grande orologeria dell’universo. Qua la mano, abbiamo commesso tutti un’infinità di errori, se si va a cercare chi è stato il primo a sbagliare è come la storia dell'uovo e della gallina, siamo finalmente tutti assetati di pace e di bontà. Vuotata così Procida dei suoi sciagurati fantasmi, la innonderei di acido fenico, sterminerei le cimici, farei saltare in aria il carcere, poiché son del parere che ogni carcere deve essere distrutto. E poi farei di questa piccola isola, che è della stessa pasta di pietre terra frutta e fiori con la quale Iddio fece le vicine Capri ed Ischia, un approdo di piacere. Ma chi raccoglierà questa idea? Ai poeti nessuno dà retta.

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