«Onestamente non so cosa ci sia da aggiungere... Certe cose le ho dette per vent’anni ed ecco com’è andata a finire». Massimo Cacciari, filosofo ed ex sindaco di Venezia in una giunta di centrosinistra, non è per niente stupito dell’inchiesta giudiziaria che ha travolto il Mose. Anzi. Che idea si è fatto della vicenda? «Penso che il problema sia tutto nella cronica carenza di controlli che esiste nel nostro Paese quando si parla di grandi opere. Quello che genera mazzette in Italia è il modo in cui si fanno le grandi opere che è criminogeno. Vedi L’Aquila, o i Mondiali di nuoto di Roma 2009, o l’Expo di Milano 2015. Le procedure con cui si fanno le grandi opere in Italia sono l’opposto di quelle federalistiche, e quindi in mano a pochi soggetti, pochi enti che fanno quello che vogliono». Quindi non è solo un problema di controlli, ma anche di legislazione. «Assolutamente sì. C’è una carenza legislativa preoccupante e il problema non attiene solo ai controlli, ma anche a come si fanno le cose, con quali tempi. Mancano leggi che consentano in Italia di fare le cose rapidamente e bene. Per rispettare le regole ci vogliono decine di anni per realizzare un’opera». Auspica quindi una profonda riforma del sistema? «In Italia ci sono sovrapposizioni di competenze, leggi in contrasto le une con le altre, enti pubblici che si sovrappongono. In questo contesto i ladri hanno vita facile. Con ciò, ovviamente, non giustifico né la corruzione né i corrotti. Ma i ladri ci sono sempre stati e ci saranno sempre. Bisogna avere strumenti legislativi idonei per far fare le cose in fretta e bene e che consentano di controllare e scoprire i ladri». Da amministratore ne avrà viste un po’ di tutti i colori. Immaginava che dietro il Mose si nascindesse un sistema corruttivo della portata che sta venendo fuori? «Guardi, io l’ho detto per vent’anni. La situazione era tale che poteva solo portare al peggio. Troppi soldi e niente controlli, era inevitabile che spuntassero le tangenti. Ho sempre contestato le procedure assunte per dare il via ai lavori del Mose. Le mie posizioni sono da molto tempo conosciute, agli atti. Da sindaco, durante i governi Prodi e Berlusconi avviai un processo di discussione e verifica e in tanti passaggi ebbi modo di ripetere che le procedure assunte non permettevano alcun controllo da parte degli enti locali e che il Mose si poteva fare a condizioni più vantaggiose. L’ho ripetuto milioni di volte, ma senza essere ascoltato. Negli anni del governo Prodi, all’ultima riunione del comitato, che diede il via libera al proseguimento dei lavori del Mose, fui l’unico a votare contro, con il solo sostegno di una parte del centrosinistra». E nonostante i suoi avvertimenti nessuno ha mai controllato? «No, nessuno ha mai controllato. Come sindaco presentai un’ampia documentazione nella quale esprimevo le mie perplessità. La mia opposizione nasceva dalla certezza che la procedura scelta avrebbe potuto portare ad esiti ed effetti come quelli che si sono verificati oggi. La catastrofe è grande ed è del trasversale: se ne esce con partiti che selezionano in modo più adeguato la classe dirigente e con una legge diversa che consenta procedure più snelle e limpide e maggiori controlli». Pensa che il provvedimento anticorruzione che il governo si appresta a varare possa migliorare la situazione? «Beh, speriamo. Di certo peggio di cosi non si può andare». Il premier Renzi parla di Daspo per i politici corrotti. Il presidente del Senato Grasso ipotizza di togliere il vitalizio ai politici condannati. Pensa che questi inasprimenti delle pene possano migliorare la situazione, considerando anche il dibattito che si è aperto sull’efficiacia della legge Severino? «Le sanzioni già ci sono. Il problema non si risolve prevedendo un anno di prigione in più».
Cacciari: «Troppi soldi, nessun controllo. E il Daspo ai politici non serve»
L'ex sindaco di Venezia e lo scandalo Mose: «Sono vent'anni che lo dico»
