Politica

Renzi prende a calci anche il Pd

Il premier segretario: «Se c’è qualcuno che ruba lo cacciamo subito» Poi rilancia sulle riforme: «Cari parlamentari, il tempo della palude è finito»

Matteo Renzi prende a calci pure il Pd. Partecipa a Repubblica delle Idee e attacca anche il suo partito: «Se nel Pd c’è chi ruba, costui deve andare a casa a calci nel sedere, non c’è Pd che tenga». Bruciano gli scandali Expo e Mose - tangenti, corruzione - e il premier non ci sta a farsi soffocare e spiega il perché non si siano presi provvedimenti anticorruzione nello scorso Consiglio dei ministri: «Il rinvio - ridsponde Renzi - è stata una mia scelta. Qui occorre una duplice risposta: strutturale e culturale assieme. La legalità non è un optional, vale per le guardie e per i ladri. Il problema non sono i provvedimenti spot, il punto è che qui c’è un’emergenza educativa da cui bisogna ripartire. Se do poteri slegati da tutto il resto all’ennesima autorità, non siamo apposto», riferendosi a Raffaele Cantone, presidente dell’Autorità anticorruzione. «Su questo - avvisa il premier - mi gioco molto della mia credibilità. L’Italia perbene è pronta a dire basta, ed è maggioranza». Renzi avverte: «Se i rappresentanti in Parlamento sanno leggere la politica, devono avere la piena consapevolezza che è finito il tempo della palude. Io non mi metto qui a ragionare e a sostenere che siccome ho vinto le elezioni allora ora vado a votare per avere un parlamento tutto mio. Sarebbe un atteggiamento che tradisce il mandato che mi è arrivato: questo è il momento in cui si parte per arrivare al 2018, ma non per occupare delle poltrone ma per rovesciare il paradigma culturale italiano. Secondo me si va alla fine della legislatura, dopodiché io ho la speranza di non tradire la fiducia di chi vuole cambiare l’Italia». Poi Renzi lancia un messaggio: «Ci sarà sempre qualcuno che mi riterrà il papa straniero, ma mentre loro farannno convegni noi cambieremo l’Italia e metteremo la residenza in questo 40% che è il luogo naturale della sinistra italiana». Tengono banco comunque gli scandali di questi giorni. «Nella vicenda veneziana - analizza il presidente del Consiglio - c’è un’evidente responsabilità della politica, anche della mia parte». Sconfessa il suo fedelissimo Luca Lotti che aveva ricordato come il sindaco di Venezia Orsoni non si potesse definire del Pd in quanto non iscritto al partito: "Guai a chi dice "quel sindaco non è iscritto al Pd"». Ma ricorda subiot dopo la linea d’intransigenza del partito: «Al suo interno ha anche persone che commettono reati ma è il partito che autorizza gli arresti quando non c’è il fumus persecutionis», come nel caso di Francantonio Genovese. «Nel Pd chi ruba va a casa a calci nel sedere esattamente come chi è negli altri partiti. Non c’è Pd e non Pd. Ci sono ladri e non ladri». «Per dare risposte strutturali - osserva - possono servire anche una settimana o due settimane in più. Bisogna cambiare radicalmente tutto il meccanismo amministrativo, la procedura pubblica degli appalti. Se le autorità per anni non si sono rese conto che le cose non andavano, vuol dire che il problema è un altro. L’inchiesta riguarda i ladri ma anche le guardie. Dobbiamo porci il problema di come tagliare le autorità che non hanno funzionato perché non hanno più senso che esistano», aggiunge.Di qui l’annuncio: «La settimana prossima i poteri a Cantone. Poi, due settimane dopo, la riforma più complessiva della giustizia, con misure come quella per cui se un politico ha "violato la legge", ci deve essere la certezza che in un ufficio pubblico non metterà più piede se non per fare un certificato», rilanciando l’idea del "Daspo" per i politici e i corruttori, così come esiste per i tifosi violenti che non possono entrare allo stadio. Dall’anticorruzione alle riforme il passo è breve. Renzi è certo che «ci siano le condizioni perché entro l’estate» con l’ok alla legge elettorale e, in prima lettura quello della riforma costituzionale.

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