Politica

Renzi: "Chi ruba commette alto tradimento"

Il premier al G7 di Bruxelles torna a chiedere il Daspo per i politici corrotti. Scontro Cantone-Vietti su superprocura. Il governo lavora al ddl anticorruzione

Daspo per i politici che rubano, perché i corrotti si macchiano di alto tradimento nei confronti dei cittadini. Dopo gli scandali giudiziari che hanno coinvolto l’Expo 2015 di Milano e il Mose di Venezia il presidente del Consiglio Matteo Renzi torna con veemenza sul tema della corruzione. Ribadendo fiducia nella magistratura e ricordando il principio della presunzione di non colpevolezza, il premier si augura «che la sentenza possa avvenire in tempi rapidi». Parlando da Bruxelles dov’è per il G7, Renzi tuona: «Nel merito, tutte le volte che vediamo vicende di corruzione l’amarezza è enorme e profonda, perché ti trovi di fronte a chi tradisce la fiducia più grande, quella dei cittadini, una ferita grande». Per la prima volta da quando è premier - escludendo il vertice sul nucleare al’Aja all’indomani della crisi ucraina - Renzi si trova per due giorni al cospetto dei capi di governo dei Paesi più industrializzati. I particolari sulla rete criminale creata attorno al Mose lo raggiungono mentre è a cena con Obama, Merkel e Cameron, Da Roma descrivono Renzi «turbato». A Bruxelles appare determinato ma preoccupato dalle ricadute sull’immagine dell’Italia: in conferenza stampa spiega che se queste vicende emergono significa che i controlli ci sono e le regole vengono fatte rispettare. Il problema quindi non sono le regole. «Smettiamo di dire che ci sono i ladri perché non ci sono le regole: la gente che ruba va mandata a casa. Il problema delle tangenti non sta nelle regole ma nei ladri. Non è possibile - spiega Renzi - che chi ruba i soldi dei cittadini possa tornare a occuparsi di cosa pubblica. È per questo che ho proposto il daspo per i politici che rubano. A giorni avremo pronti nuovi provvedimenti», improntati al «rigore contro i delinquenti». Ma sulle regole il presidente dell’Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone non è completamente d’accordo e chiede «ispettori con più poteri» e «nei casi di corruzione vanno revocati gli appalti». Per Cantone la legge sugli appalti «va cambiata» perché «troppe opere fatte con deroghe finiscono quasi sempre con fatti di corruzione. Bisogna ripensare il sistema delle deroghe, le regole vanno cambiate. Ma oggi già la legge Severino consente di intervenire». Massimo Mucchetti (Pd) non tarda a far notare la discrasia tra le parole di Renzi e quelle di Cantone. E il vicepresidente del Csm Michele Vietti smentisce Cantone ritenendo la legge Severino «lacunosa» dal punto di vista delle sanzioni. «Ritengo - dice Vietti - che il completamento della normativa anticorruzione sia opportuno e mi auguro si faccia al più presto. Attenzione però a evitare sovrapposizioni con ciò che già esiste». Chiaro il riferimento alla richiesta di Cantone di più poteri all’Autorità. Intanto a Palazzo Madama slitta l’esame del Ddl anticorruzione in attesa del provvedimento che verrà varato dal governo. Il presidente del Senato Pietro Grasso si augura tempi celeri. «Siamo felici che all’iniziativa parlamentare si affianchi un’iniziativa del governo - dice Grasso - Speriamo che l’attesa possa essere utile per rafforzare l’impianto preventivo e repressivo, bisogna fare presto».

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