Politica

Rai, Gamaleri: "La vera spending review è sui compensi dei collaboratori"

Sui tagli di 150 milioni per la tv pubblica si esprime Gianpiero Gamaleri, ex consigliere del CdA Rai dal 1998 al 2002

Sui tagli di 150 milioni di euro previsti dal Governo Renzi per la Rai, si esprime Gianpiero Gamaleri, ex consigliere del CdA Rai dal 1998 al 2002, Preside della facoltà di Scienze della Comunicazione all'Università Telematica Uninettuno, e membro del CdA del Centro Televisivo Vaticano. C’è molta agitazione in Rai. Ritiene sia giusta? «Io concordo con Stefano Balassone, collega nello stesso CdA: questa agitazione può produrre gravi danni nel rapporto tra Rai e opinione pubblica. Ma può anche diventare, se ben gestita, una grande opportunità. La richiesta di Renzi, al di là delle eccezioni di legittimità sollevate, può costituire l’occasione per un profondo ripensamento della funzione di servizio pubblico». Ci sono stati, in passato, esempi di spending review? «Il CdA del quale ho fatto parte, aveva provveduto, senza che vi fosse obbligo di legge, a cedere il 49% di Ray Way assicurando alla Rai, grazie un contratto dettagliato, la continuità, lo sviluppo e la diffusione del segnale. Non dico che si debba ripetere pedissequamente l’operazione, ma questa è l’occasione per ripensare e ristrutturare le varie funzioni aziendali». Si spieghi meglio. «Pensiamo a quanto ha significato per la Rai la creazione di società consociate come Rai Cinema che, responsabilizzata con una nuova dirigenza, ottiene ottimi bilanci e conquista riconoscimenti a livello internazionale. Su questo modello potrebbe muoversi anche Raifiction se posta nella condizione di lavorare in piena autonomia societaria». Come dovrebbe essere articolata una vera spending review nel servizio pubblico? «Deve innanzitutto ripensare al rapporto tra la Rai, le diverse istituzioni e le categorie sociali collaborando in sinergia con le Università, le Accademie il mondo della cultura. Significa non più comparsate in video dei vari docenti, ma progetti di formazione e aggiornamento su linguaggi e tecnologie. Ovviamente occorrerebbe una "spending review autogestita" dallo stesso Cda Rai». In quali settori si dovrebbero limitare i costi? «Non bisogna dimezzare solo il compenso di direttori generali, vertici amministrativi e giornalisti, ma mettere un calmiere ai contratti artistici e di collaborazione. È una funzione del servizio pubblico mai seriamente attuata». La sua opinione sull’operato dei sindacati? «Mi rivolgo a Cgil e Uil che stanno alimentando la protesta: farebbero meglio a constatare quante professionalità interne sono mortificate a causa di presenze esterne non sempre necessarie». È spending review anche chiudere la Rai per ferie? «Il servizio pubblico dovrebbe chiedersi se è giusto che a fine maggio tutte le trasmissioni vengano sostituite da repliche e programmi di serie B».

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