Veri e propri stipendi pagati dalle società connesse al Consorzio Venezia Nuova a politici e alti funzionari per oliare la macchina del Mose. L’ordinanza del gip di Venezia Alberto Scaramuzza, composta da 731 pagine, contiene tutti i nomi e i passaggi di denaro che hanno portato ai 35 arresti: dieci ai domiciliari e 25 in carcere. MAGISTRATO CORTE DEI CONTI Per l’ex governatore del Veneto Giancarlo Galan, deputato di Forza Italia, nel provvedimento si parla di una corresponsione annua di circa un milione di euro. Sono invece tra i 200 e i 250mila euro annui quelli versati all’assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso. Nell’ordinanza si legge anche che uno stipendio annuale veniva versato anche a un magistrato della Corte dei conti, Vittorio Giuseppone che era partito da circa 200 mila euro per arrivare a circa 600 mila euro all’anno. POLITICI A LIBRO PAGA Un «sistema corruttivo diffuso e ramificato, in cui il legame tra corrotti e corruttori era molto profondo», spiega il gip. «I funzionari e politici coinvolti sono da tempo a libro paga di Mazzacurati (ex presidente Cvn) e Baita (ad di Mantovani spa, impresa costruzioni). Il meccanismo arriva al punto di integrare in un’unica società corrotti e corruttori». Il giudice scrive anche, come esempio, che l’ex governatore Galan «chiede di partecipare finanziariamente alla ristrutturazione della sua villa in campagna assegnando i lavori a un architetto di fiducia tramite la Mantovani. Lavori e assegnazioni che durano diversi anni». E ancora: «Galan continuava a chiedere soldi solo per il fatto che era ministro». MAGISTRATI E FONDI NERI I fondi neri accumulati dalla «cricca» veneziana degli appalti per il Mose servivano per la corruzione di politici e funzionari. Lo descrive bene l’ordinanza di custodia cautelare. Tramite rogatorie in Svizzera e a San Marino, dove avevano sede le società controllate dal Cvn, e tramite intercettazioni telefoniche, i finanzieri hanno documentato «un totale asservimento di esponenti del potere politico con carichi istituzionali e di funzionari della pubblica amministrazione agli interessi del gruppo economico-imprenditoriale». Tra gli indagati anche due magistrati alle Acque, Patrizio Cuccioletta e Maria Giovanna Piva. «CRIMINALI PERICOLOSI» Gli indagati, secondo quanto ricostruito dagli uomioni della finanza, coordinati dalla procura di Venezia, avevano realizzato un «vero e proprio sistema criminoso» dalla «pericolosità sociale eccezionalmente elevata e un intenso pericolo di reiterazione», sottolinea il gip veneto nella su corposa ordinanza di custodia cautelare. Il sistema criminoso, precisa il giudice, era in grado di «frodare il fisco per milioni di euro in modo seriale per anni e anni. Controllare l’assegnazione dei lavori attraverso illecite pressioni sui poteri pubblici molto spesso ridotti al loro servizio. Ricompensare lautamente i titolari di pubblici poteri, politici e amministratori, fornendo loro ogni possibile utilità al fine di ottenere non tanto singoli favori ma un asservimento totale e permenente della funzione rappresentata». SEICENTOMILA EURO AL SINDACO DI VENEZIA «Giorgio Orsoni, quale candidato sindaco del Pd alle elezioni comunali di Venezia del 2010, riceveva i contributi illeciti, consapevole del loro illegittimo stanziamento da parte del Consorzio Venezia Nuova», è la fotografia del gip sul primo cittadino, ai domiciliari con l’accusa di finanziamento illecito. In particolare, si tratta di 110mila euro versati al Comitato elettorale del candidato sindaco e 450mila ricevuti in contanti «di cui 50mila procurati dal Baita quale amministratore delegato della Mantovani che il Sutto e Mazzacurati consegnavano personalmente in contanti a Giorgio Orsoni, in assenza di deliberazione dell’organo sociale competente e della regolare iscrizione in bilancio» «SOFFIATE» SULLA FINANZA In una conversaione telofonica intercettata a ottobre 2010 in un’auto, due indagati parlano dell’indagine della Guardia di finanza. Savioli: «Niente di preoccupante però volevo comunicarti che la Finanza sta mettendo le mani a Venezia Nuova. Non c’e nessun problema perché noi diciamo che sono contratti a forfait e abbiamo anche scritto dappertutto per prestazioni continuative occasionali». Raimondi: «Stanno facendo un controllo solo su quelli..?» S: «No, no, su tutti...non c’è problema... la donna che vi coprirà ovviamente fino in fondo è un rapporto occasionale». VOLI DA MALAGA Cene in ristoranti di lusso, soggiorni sulle Alpi, raccomandazioni per rimanere nella città lagunare, passaggi aerei internazionali: Giovanni Mazzacurati (padre del progetto Mose e tra i principali ingranaggi della macchina corruttiva scoperta dalla magistratura) non badava a spese pur di «coccolare» le persone giuste: quelle persone, come il magistrato alle acque Patrizio Cuccioletta, che da controllori del progetto erano diventati, di fatto, meri esecutori delle volontà della cricca. E per assicurarsi i servigi dei funzionari pubblici, Mazzacurati si occupava di tutto, anche di portare Cuccioletta da Malaga (dove era in vacanza) a Venezia in occasione di un convegno importante. Era così preoccupato della buona riuscita del «passaggio» che Mazzacurati, al telefono con un suo collaboratore, si assicura persino che il volo dalla Spagna fino in laguna non effettui scali: «Quelli li dell’aereo mi hanno richiamata dicendo per l’importo concordato danno un piccolo aereo che fa quel tragitto e al rientro, il Venezia-Malaga, deve fare uno scalo ad Ibiza per rifornimento. Perché se no l’aereo più grosso costa 4.000 di più. Gli facciamo fare uno scalo! Perderà mezz’ora. Quello diretto 21 e l’altro era 18». I soldi per il gruppo non sono però un problema, tanto che Mazzacurati risponde con tranquillità: «Niente, spendiamo 2, che magari è anche più sicuro». «SOLDI PER LE FESTE» Mazzacurati aveva predisposto un vero e proprio «piano stipendi» per i politici finiti nella rete tesa dai magistrati veneziani. Non solo quindi singoli episodi corruttivi (che comunque sono numerosi) ma una sorta di busta paga elargita con generosità a quei soggetti che avrebbero potuto favorire i piani: non solo quelli legati al Cnv e al Mose, ma relativi all’interno gruppo Mantovani. Tra questi, per i pm, un ruolo di primo piano lo rivestono sicuramente l’ex governatore della Regione Giancarlo Galan e l’assessore veneto alle infrastrutture Renato Chisso. «I due politici - racconta agli inquirenti durante un interrogatorio la segretaria Minutillo – erano in realtà stipendiati sistematicamente, mediante il pagamento di somme ingenti periodiche, consegnate al Galan personalmente dal Baita, e al Chisso da Sutto e anche da Mazzacurati, specificando in particolare che "i pagamenti al Chisso rientravano in una continuativa e ordinaria corresponsione che non necessitava, per quanto a mia conoscenza, di specifici accordi». Somme di denaro che passavano di mano in mano, tra le proteste di Mazzacurati che «a volte si lamentava di quanto veniva a costare Galan» e quelle (paradossali) di Chisso che «in più occasioni ebbe a lamentarsi del fatto che Giovanni Mazzacurati gli corrispondeva somme di denaro solo alle feste comandate, lo diceva ridendo, ma era chiaro che voleva essere remunerato più frequentemente. Tali affermazioni - dice ancora la Minitullo - fece più volte in occasione di alcuni pranzi che io, Chisso e Baita facemmo insieme presso il ristorante Da Ugo a Campalto». E poi le due mazzette che, sostengono gli inquirenti, vennero elargite ai due politici: la prima (per un totale di 900 mila euro) arrivò a Galan attraverso la richiesta di Chisso per l’approvazione da parte della commissione ««Via» delle regione Veneto delle dighe di sasso «e infatti – annota il Gip – la Via fu approvata in base ad un accordo corruttivo col Cnv del prezzo di 900 mila euro» e l’altra, sempre richiesta da Chisso in nome di Galan, per l’approvazione in commissione di salvaguardia del progetto definitivo del sistema Mose. E per la procura, Galan avrebbe ricevuto anche oltre un milione di euro che avrebbe usato per la ristrutturazione della sua villa sui Colli Euganei. Ma i contati del gruppo Mantovani non si fermavano certo agli enti locali: nella rete corruttiva emersa dall’indagine infatti salta fuori anche il nome del ex consigliere del ministro Tremonti, Marco Milanese, il quale si adoperò per sbloccare i fondi del Cipe destinati all’opera veneziana che erano in procinto di essere smistati per opere previste nel sud Italia. «L’intervento di Milanese – scrivono i magistrati – è andato a buon fine, essendo egli riuscito a parlare sia con Incalza Ercole (capo della struttura tecnica del ministero delle infrastrutture) sia con Iafolla Claudio(capo di Gabinetto del Ministro delle infrastrutture), che gli hanno detto non esservi problemi». «QUEI SOLITI 15MILA EURO» Uno dei sistemi per accantonare il denaro da spartire tra i numerosissimi attori di questa vicenda surreale, era l’emissione di fatture per consulenze assolutamente fittizie e che servivano, nei piani della cricca, a giustificare l’uscita del denaro. Emblematica sotto questo aspetto, è l’intercettazione tra il direttore generale della Bos.Ca. srl, Nicola Falcioni, e Pio Savioli, della Co.Ve.Co. nella quale il primo avvisa l’interlocutore «che abbiamo emesso la fattura dei 18.000, quelli soliti quindici, quelli della consulenza perché è arrivato il nuovo ordine del Coveco che a sua volta ricalca sul Cosorzio Venezia Nuova». Una consulenza fasulla che rientra, scrive il Gip «nel giro di fatture che, come detto dal Falcioni, quest’ultimo emetteva su ordine di Coveco per operazioni fittizie». Un giro di denaro che veniva indirizzato «al Coveco, in cui operava il Salvioli, che era anche consigliere del Consorzio Venezia Nuova, cui a sua volta il Coveco fatturava un uguale importo» in una partita di giro senza senso in cui a pagare, come al solito, era sempre il contribuente italiano. COLLOQUI CON BERLUSCONI In uno degli interrogatori Mazzacurati ha spiegato agli inquirenti che più volte è stato portato da Silvio Berlusconi «che voleva sapere a che punto eravamo» con i lavori del Mose.
Scandalo Mose: «Ogni anno una stecca da un milione»
Il gip: aerei privati per le vacanze hotel di lusso e lavori in villa. A fine mese «stipendi» extra Creati 25 milioni di fondi neri LEGGI ANCHE Venezia soldi a tutti. Arrestati in 35
