Politica

Landolfi: «La sua esperienza è utile ma riconosca gli errori»

«Se Fini vuole avere successo non deve limitarsi a un’operazione di posizionamento. Deve puntare sui contenuti, ripescare quelle questioni che il centrodestra in Italia ha colpevolmente abbandonato,...

«Se Fini vuole avere successo non deve limitarsi a un’operazione di posizionamento. Deve puntare sui contenuti, ripescare quelle questioni che il centrodestra in Italia ha colpevolmente abbandonato, in primis quella del Mezzogiorno. Se questi fossero i presupposti, potrei essere interessato al progetto». L’ex deputato Mario Landolfi saluta con favore il rinnovato impegno politico di Gianfranco Fini: «Non mi piace il nuovismo ad ogni costo - spiega - è giusto che chi ha esperienza dia una mano nella ricostruzione di un’area politica ridotta in macerie». Landolfi, che contributo può dare Fini alla rinascita della destra? «Dipenderà da lui, dalle bandiere che sventolerà, dalle questioni che vorrà affrontare. Oggi il campo è ricoperto di macerie, nessuno può dire di star bene o di essere autosufficiente». Fini ha parlato di un progetto lontano dalla vecchia politica. «Io non mi lambiccherei nella ricerca del nuovo a tutti i costi. Oggi la politica soffre soprattutto della mancanza di partecipazione, sono rimasti solo spazi virtuali. Se Fini tornasse in campo mi piacerebbe che ripartisse anche dai pilastri dei partiti tradizionali». Non ce ne sono abbastanza, a destra? «Forza Italia è un partito proprietario, il dibattito è inibito. Il Nuovo Centrodestra voleva puntare su queste caratteristiche, sul dibattito, ma la scadenza elettorale gli ha impedito di strutturarsi. Eppure, se Renzi oggi fa il presidente del Consiglio è solo perché ha avuto la possibilità di affermarsi in un partito che dava spazio alla minoranza. Nel centrodestra tutto questo non esiste, spero che Fini faccia una battaglia anche di metodo. Tenendo conto che non è nato ieri e che dovrebbe fare anche qualche autocritica per come gestì Alleanza Nazionale». Appunto. An non era propriamente l’esempio di un partito pluralissimo... «Era plurale fino a un certo punto. C’era la forte leadership di Fini e le correnti. Io mi permisi di far notare che queste correnti erano inutili se non prevedevano un progetto alternativo a quello del leader, se erano solo dei presìdi di potere dei colonnelli che però rimanevano tutti "finiani". Questa dichiarazione mi costò il posto di capogruppo». Oggi Fini avrà cambiato stile? «Lui ha grossi meriti e altrettanti demeriti. Ciò non vuol dire che non possa più dire la sua. Agiti i contenuti oggi trascurati, parli del meridione. Se fosse capace di dare questi connotati alla sua operazione, considererei il suo progetto attrattivo». Più attrattivo di Fratelli d’Italia? «Fdi-An ha comunque ottenuto un risultato dignitoso alle Europee. Forse il loro progetto ha avuto il difetto di essere poco inclusivo. Se devo superare un quorum, ho l’onore e l’onere di rappresentare più gente possibile. Loro avevano avuto questo mandato anche dall’assemblea dei soci della Fondazione, che gli aveva concesso il simbolo. Ma l’hanno fatto solo in parte. Anche dal punto di vista dei contenuti sono stati carenti. Hanno trascurato completamente il sud che era uno dei bacini elettorali più importanti di An. Se poi il giorno dopo le elezioni viene celebrata l’intesa con Salvini...». Ma può essere Fini il portabandiera della novità a destra? «Attenzione a passare da novità a nuovismo. L’esperienza per me rimane un valore, lo è in tutti i campi della vita, deve esserlo anche in politica. E poi, in fondo, se Fini torna in campo si prende le sue responsabilità, saranno gli elettori a premiarlo o meno. Infatti Futuro e Libertà, che era un pessimo progetto, è stato bocciato dalle urne». C’è realmente spazio per un centrodestra «de-berlusconizzato»? «È difficile stabilirlo. La leadership di Berlusconi è al tempo stesso un punto di forza e un limite. Oggi il centrodestra, senza l’ex premier, sarebbe ancora più debole. L’unica strada possibile è tornare a federarsi. Ma la di là delle tattiche servono i contenuti. C’è il tema della sovranità, del sud, dell’Europa, della governance. Quello che manca sono le proposte innovative».

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