I lavoratori lo definiscono un gioco al massacro. Nel settore dei call center chi guadagna davvero sono i committenti che appaltano i servizi al massimo ribasso. Lo sottolinea Rassegna (www.rassegna.it) nell’inchiesta dedicata ieri allo sciopero dei call center. E se in Italia non conviene, si rivolgono a fornitori esteri. In Serbia, Romania, Croazia, Tunisia. Ovunque ci sia qualcuno che conosca un po’ di italiano e sia disposto a tacere sui salari da fame. Nel nostro paese gli operatori dei call center sono circa 80mila. Di questi, 45mila, i cosiddetti inbound (cioè quelli che ricevono telefonate), forniscono prestazioni a soggetti sia pubblici che privati. Sono addetti subordinati, per il 70% donne, in prevalenza a part-time. Gli outbound, invece, in tutto 35mila, si occupano di vendite telefoniche e lavorano a progetto. Il contratto di riferimento è quello delle telecomunicazioni. La legge finanziaria del 2007 portò alla stabilizzazione di 26mila dipendenti, ponendo un freno a fenomeni di sfruttamento ampiamente diffusi. Ma nel giro di pochi anni la tendenza a regolarizzare si è completamente ribaltata, tanto da spingere i sindacati a indire lo sciopero nazionale di ieri per protestare contro un meccanismo che scarica sulle spalle dei lavoratori una competizione durissima. Linee mute dunque. A Roma in 90mila sfilano per dire no alle delocalizzazioni all’estero. La slc Cgil denuncia che sono stati spesi 500 milioni di euro in tre anni per non creare un solo posto di lavoro. La Cgil, insieme agli altri sindacati, chiede la fine degli incentivi, buoni solo a drogare il mercato e creare concorrenza sleale. Il risultato è che il 10% delle chiamate in italiano è gestito dall’estero. E quando le aziende non superano la frontiera, si spostano comunque al Centro e al Sud, dove gli sgravi previsti per alcune regioni si sommano ai Fondi europei. Penalizzando le poche aziende che scelgono di stabilizzare. «Sono vicina alle migliaia di lavoratori e lavoratrici dei call center che sono scesi in piazza a Roma per manifestare contro la minaccia di delocalizzazione delle loro aziende. Sono uomini e donne invisibili, perché di loro sentiamo sempre e solo la voce, ma molto spesso in possesso di elevati titoli di studio e di un’alta professionalità», scrive la presidente della Camera Laura Boldrini su Facebook.
La rivolta dei lavoratori di serie B blocca Roma
I lavoratori lo definiscono un gioco al massacro. Nel settore dei call center chi guadagna davvero sono i committenti che appaltano i servizi al massimo ribasso. Lo sottolinea Rassegna (www.rassegna....
