Politica

I pm di Milano litigano anche su Vietti

Sotto accusa le dichiarazioni «pro-Bruti Liberati» del vicepresidente del Csm «Disappunto» dalla Prima Commissione. Ma lui si difende: ho ribadito l’ovvio

E alla fine, nella guerra tra toghe alla procura di Milano, finisce sotto accusa il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura. Michele Vietti giorni fa ha rilasciato un’intervista a La Stampa che ha provocato le proteste in plenum dei consiglieri. L’hanno letta come una pressione sulle decisioni che dovranno prendere proprio oggi le due commissioni interessate e poi tutta l’assemblea sullo scontro tra il procuratore e il suo aggiunto. «Vietti con Bruti Liberati contro Robledo. È lui il titolare dell’azione penale», diceva il titolo dell’intervista, presentando il numero due di Palazzo de’ Marescialli come decisamente schierato da una parte nella faida che sta scuotendo la Procura meneghina. Un titolo «sgangherato», ha detto il laico di centrodestra Annibale Marini, che suscitava «disagio» più del testo. Ieri, dunque, togati e laici del Csm hanno manifestato al vicepresidente «imbarazzo» e «perplessità» per l’iniziativa. E prima ancora le commissioni competenti, la Prima e la Settima, hanno votato all’unanimità un documento per il comitato di presidenza, in cui esprimono il loro « disappunto». In plenum, i più duri sono stati i togati di Magistratura indipendente, appoggiati da quelli di Unità per la Costituzione, mentre si sono tenuti ai margini i colleghi delle correnti di sinistra (Bruti è uno dei leader storici di Magistratura democratica). «Ho letto l’intervista - ha detto a Michele Vietti Tommaso Virga - e sono rimasto perplesso. Lei ha indicato come la titolarità dell’azione penale spetti al procuratore capo ed è circostanza ovvia e condivisa, visto che si tratta di un’affermazione che proviene dalla legge. Ma sarebbe stato opportuno dire anche che la legge e la normativa del Consiglio Superiore della Magistratura prevedono delle regole nella gestione delle procure». Antonello Racanelli, sempre di Magistratura Indipendente, si è detto «esterrefatto», anche perchè l’intervistatore sottolineava che Vietti aveva appena incontrato il Capo dello Stato e ha ricordato che due anni fa lo stesso vicepresidente espresse «stupore» per le sue dichiarazioni sulla trattativa Stato-mafia al Fatto Quotidiano , «su una vicenda su cui non c’era una pratica aperta al Csm». Anche se si è trattato di un fatto «preterintenzionale», ha aggiunto, appare «un’indebita pressione sui consiglieri». La replica di Vietti è stata altrettanto polemica: «Condivido il disagio, visto che non ho apprezzato di aver letto sui giornali per due mesi i verbali delle audizioni e i resoconti dei lavori con le ricostruzioni più disparate. Il titolo dell’intervista non mi era stato comunicato. Ho detto ovvietà tratte da citazioni del Capo dello Stato e da regolamenti del Csm». Quanto alla consequenzialità tra visita al Quirinale e intervista, il vicepresidente del Csm non l’ha confermata né smentita. Diversi consiglieri hanno criticato il fatto che i mass media abbiano presentato il caso Milano come «uno scontro tra correnti», mentre per Mariano Sciacca diUnicost, relatore in Prima commissione) piuttosto «si confrontano due modelli culturali e due diverse visioni dell’organizzazione delle procure». Ora, tutti spingono per chiudere la faccenda in fretta, a cominciare da Vietti. Sciacca ha osservato che «considerata l’ampiezza dell’istruttoria, la vicenda è stata gestita con una tempistica sollecita», e ha auspicato che «le delibere delle due commissioni arrivino insieme in plenum», ma «senza accelerazioni fermo restando il fatto che tutti i consiglieri possano svolgere il proprio mandato nel modo più sereno possibile». La prima commissione, competente sulle incompatibilità, sembra avere necessità di un po’ di tempo in più, ma la Settima, competente sull’organizzazione degli uffici giudiziari oggi dovrebbe votare la proposta della relatrice Giuseppina Casella. Il punto, però, è «fare presto e fare bene», ha detto il togato di Unicost Alberto Liguori. Magari senza soluzioni pilatesche, che rinviano ogni responsabilità a una probabile azione disciplinare.

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