Politica

«Ha tradito il suo popolo Non gli sarà perdonato»

«Fini ha tradito gli stessi che gli avevano dato il voto. Come pensa ora che la gente sia disposta a restituirgli la fiducia?». Domenico Gramazio, ex senatore di An prima e del Pdl poi, boccia senza...

«Fini ha tradito gli stessi che gli avevano dato il voto. Come pensa ora che la gente sia disposta a restituirgli la fiducia?». Domenico Gramazio, ex senatore di An prima e del Pdl poi, boccia senza mezzi termini il ritorno in campo dell’ex presidente della Camera. «Il simbolo del suo tradimento sono i funerali di Rauti - racconta - in quell’occasione un intero mondo gli si rivoltò contro». Gramazio, l’ha sorpresa la decisione di Fini di rimettersi in pista? «Sì, sono rimasto molto stupito. Perché credevo che dopo l’insuccesso di Fli avesse capito che non c’era più spazio per lui. Il problema di fondo è che quando uscì dal Popolo della Libertà - o ne fu cacciato, non voglio entrare nella questione - lui diede vita a uno schieramento che andava contro le idee degli stessi che lo avevano votato. Ormai per lui a destra non c’è più spazio». Neanche tra quei nove milioni di elettori che Berlusconi ha perso dal 2008 a oggi? «Non può puntare all’elettorato che ha tradito. Lui non ha rotto per spostarsi a destra, è andato verso il centrosinistra. E poi in Forza Italia uno zoccolo duro di destra c’è ancora, basta pensare al risultato ottenuto da Alessandra Mussolini alle Europee, quasi in assenza di battage pubblicitario. La destra vera, quella che sta in Forza Italia, Ncd e Fdi, sicuramente non fa riferimento né politico né umano in Fini». E allora l’ex leader di An cosa si aspetta? Ha solo nostalgia per la politica? «Beh, non dimentichiamo che lui era pur sempre la terza carica dello Stato. Ciononostante, non è riuscito a lanciare il suo partito e non è stato neanche capace di tenersi tutti i parlamentari che l’hanno accompagnato nello strappo. Il suo tradimento io l’ho percepito in maniera chiara ai funerali di Pino Rauti, quando un intero mondo di destra gli si rivoltò contro». Teme che simili disordini possano verificarsi anche nel corso delle assemblee pubbliche che Fini proporrà? «Spero che non ci siano contrapposizioni forti. Ma da quello che sento, ambienti di destra, o dell’ultradestra, non gli lasceranno spazio libero. Magari contestandogli ancora la vicenda della casa di Montecarlo». Se non può farlo Fini, chi può rimotivare l’elettorato di destra? «Bisognerà allestire un tavolo di confronto politico tra le varie anime. È l’oggetto di un appello lanciato in questi giorni da Luigi Ramponi, che fu tra i fondatori di An. E che chiede anche a chi ormai è logorato dalla presenza politica di fare un passo indietro». Lo chiederebbe anche a Berlusconi? «Le scissioni di Fini e Alfano - e i loro insuccessi - hanno dimostrato che il leader rimane sempre Berlusconi. Le altre forze politiche dovranno mettersi ancora d’accordo con lui. Intanto, è importante che abbia escluso l’ingresso in politica dei figli. Sta a noi, ora, organizzare un partito che finora non c’è stato». Cos’ha sbagliato la destra? «Se penso a Fratelli d’Italia, credo che loro si siano chiusi troppo a riccio. Sarebbe bastato l’apporto di Storace per superare il quorum, e invece si sono abbandonati ai rancori personali. L’errore principale di Forza Italia, invece, secondo me è stata la composizione delle liste nel 2013. Se 33 senatori fuggono e tra loro anche il capogruppo, qualche domanda bisogna farsela. I dirigenti non hanno saputo fare le scelte giuste». Oggi qualcuno chiede che quei dirigenti siano scelti con le primarie. «Assolutamente no, ci voglioni i congressi. Quando penso alle primarie, mi viene in mente il sindaco Marino e i romeni che andavano a votare dopo aver ricevuto 5o euro. I dirigenti devono sceglierseli quelli che stanno nel partito. E poi è necessario ripartire dai contenuti. Noi il nostro contributo stiamo provando a darlo. Abbiamo creato la Fondazione Rivolta Ideale con tutti gli ex dirigenti delle organizzazioni giovanili missine dagli anni ’60 fino alla nascita di An. E domani (oggi, ndr) a Roma presentiamo la nuova rivista: "tradizione"».

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