Politica

Alta marea e bassa politica

di Gian Marco Chiocci Il «Mose» separa le acque e fa riemergere tangenti. Stando alle prove raccolte in 700 pagine dalla procura veneta parrebbe proprio di sì. E a leggere i capi di imputazione, le...

Il «Mose» separa le acque e fa riemergere tangenti. Stando alle prove raccolte in 700 pagine dalla procura veneta parrebbe proprio di sì. E a leggere i capi di imputazione, le intercettazioni, le ricostruzioni dei flussi finanziari e dei fondi neri a larghe intese collegati alle presunte tangenti per la costruzione delle dighe in Laguna, di primo acchito vien davvero voglia di accodarsi ai cori di giubilo di grillini, manettari, giustizialisti, giacobini, di quanti, insomma, gongolano vedendo la gente con gli schiavettoni ai polsi. Epperò, siccome ne abbiamo viste e sentite tante in decenni di pseudo inchieste dalle «prove schiaccianti» (finite col proscioglimento o l’assoluzione degli indagati) preferiamo proseguire verso la giusta via garantista perché la presunzione d’innocenza, a casa nostra, vale sempre, comunque e per chiunque. Questo non vuol dire, però, che l’inchiesta che ha terremotato la città più bella del mondo sia campata in aria. Tre anni di indagine non sono pochi, dunque si presume che gli accertamenti siano stati fatti a puntino e a supporto siano stati trovati i riscontri del caso che giustificano una trentina di arresti e centinaia di perquisizioni. La supervisione del procuratore Nordio (quello che ai tempi di Tangentopoli indagò sulle coop rosse) è una garanzia così come la puntigliosità investigativa del nucleo locale della guardia di finanza che ha fatto emergere l’ennesimo «sistema» di malaffare endemico alla gestione di appalti milionari. Ancora una volta, come per i mondiali di Nuoto o i lavori al G8 per finire all’Expo, le Grandi Opere si rivelano un boomerang per i già disastrati conti pubblici oltreché un volano straordinario per il substrato illecito dell’imprenditorialità e della pubblica amministrazione corrotta. Che sembrerebbe - e ribadiamo il condizionale - aver messo da parte provviste sufficienti a garantirsi campagne elettorali future oltre a far campare sereni i figli dei figli dei figli. Come sempre accade quando scoppia la bomba, accanto ai manettari incalliti, l’altra politica dà il peggio di sé regalando sottili distinguo su questo e quell’indagato o sulle manette pre o post elettorali. Nessuno che rifletta sul Titanic Italia ormai alla deriva, in balia di onde giudiziarie sempre più alte che nessun premier rottamatore o commissario anticorruzione è in grado di fronteggiare più.

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