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Possiamo stanare i furbi

di Riccardo Tiscini, Professore di Economia aziendale alla Luiss e all’Universitas Mercatorum

Se escludiamo quella che ruota attorno alla pubblica amministrazione e ai servizi alle imprese, Roma ha un’economia basata sull’artigianato, il commercio e le costruzioni, settori in cui c’è molta evasione fiscale. Innanzitutto perché è più semplice non pagare le tasse a differenza delle imprese che lavorano per altre imprese, in cui le verifiche sono meno difficili.

La lotta contro l’evasione è complessa, ovviamente, ma ci sono alcune modifiche che renderebbero il Fisco migliore. Per prima cosa un rapporto diverso tra l’amministrazione e i contribuenti. L’Italia ha un numero di addetti al controllo fiscale pari o superiore agli altri Paesi eppure la strategia adottata è meno incisiva. Ci vuole un’organizzazione diffusa sul territorio, com’è quella dell’Agenzia delle Entrate, ma ogni funzionario dovrebbe seguire soltanto una parte di contribuenti. In questo modo potrebbe conoscere i loro atteggiamenti fiscali. Altro punto: bisogna sviluppare, come si sta facendo, l’incrocio dei dati e le elaborazioni statistiche. Inoltre è necessario un approccio più amichevole. In Svizzera ogni contribuente è convocato da un funzionario del Fisco per un incontro preventivo (da noi, invece, esiste soltanto la stangata successiva). È una modalità che funziona da tempo anche nei paesi anglosassoni.

Infine le norme e gli adempimenti devono essere semplificati. Ci sono casi in cui l’Italia ha complicato e aumentato gli obblighi previsti dall’Ue, rendendo più complesso il compito anche a chi le tasse le vuole pagare.

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