Politica

Marsilio: «Nessuno ne ha nostalgia. Ne prenda atto e si ritiri»

«Fini reclama un centrodestra moderno? Proprio lui, che quando noi avevamo già ripudiato l’antisemitismo andava ancora in pellegrinaggio a Predappio? Manca completamente di umiltà e autocritica». Marco Marsilio non ci sta. Prima ancora di essere un esponente di punta di Fratelli d’Italia, l’ex deputato è stato uno degli animatori di della corrente dei «gabbiani» di Colle Oppio messa nel mirino dal finiano Enzo Raisi. Un’esperienza che l’ex vicepresidente di Azione Giovani non accetta sia liquidata con superficialità. Marsilio, sorpreso dalla rentrèe di Fini? «Non del tutto. Anche se mi sarei aspettato più buonsenso. Invece, continua a non ammettere di aver sbagliato tutto». C’è davvero spazio a destra per un nuovo partito di Fini? «No, nella maniera più assoluta. Non è più tempo di operazioni "passaticce", l’elettorato vuole novità. Nessuno ha nostalgia di Fini. Semmai, il sentimento che raccolgo in giro nei suoi confronti è di rabbia e grande delusione». In realtà l’ex presidente della Camera accusa Fratelli d’Italia di non rappresentare un centrodestra moderno. «Il nostro gruppo è sempre stato più moderno di lui. Quando faceva i pellegrinaggi a Predappio e omaggiava Le Pen padre noi avevamo già ripudiato l’antisemitismo. Purtroppo confonde la modernità con l’ansia di farsi accettare dai salotti buoni e dalla grande finanza. Che prima lo esaltavano come l’unico statista del centrodestra e poi non gli hanno portato un voto». Ma Fini è stato anche l’uomo della svolta di Fiuggi... «Quando ci fu Tangentopoli si aprì uno spazio politico e lui, ascoltando i consigli di Pinuccio Tatarella, diede vita ad An. All’epoca, però, il nostro gruppo era già molto più avanti. Se aderimmo a quel passaggio - nonostante i fautori fossero l’espressione di una destra aggressiva, intollerante e xenofoba - fu perché quei temi li avevamo già anticipati. Fummo i primi a solidarizzare con la tragedia degli immigrati e a inviare una lettera al rabbino capo Toaff per condannare l’antisemitismo». Parliamo del presente. An arrivò al 15%, voi siete sotto il 4. Ha senso dichiararvi eredi di quella storia? «Scontiamo le difficoltà di un partito nuovo. Il nostro risultato ha già del miracoloso se si considera che per la campagna elettorale abbiamo speso non più di 400mila euro. Ma l’elettorato di An ha subìto una scottatura forte, non è facile ricostruire la fiducia. Quello che mi consola è che la crescita del partito è lenta ma inesorabile. Il voto per Fdi-An non è episodico o emotivo, ma ragionato». Il logo di An è stato un’arma a doppio taglio? «Il rischio che evocasse ricordi poco piacevoli c’era, lo abbiamo valutato. Ma in questi mesi c’è stato un forte movimento di opinione che ci chiedeva di dare un segnale che potesse riaggregare quel mondo disperso. L’obiettivo era farlo senza perdere il significato di novità che aveva Fratelli d’Italia. Dare un senso di innovazione e futuro con forti radici storiche». Il centrodestra può tornare unito e competitivo? «In passato c’era stata una comune strategia e la condivisione della leadership. Ora mancano entrambi i fattori, in special modo il secondo. In Forza Italia rilanciano ancora Berlusconi, ma ormai è solo la recita poco convinta dei cortigiani. Lo stesso ex premier farebbe meglio a occuparsi di favorire la successione per permettere al centrodestra di avere una prospettiva più duratura». Le resistenze sembrano insormontabili. «Se un anno e mezzo fa ce ne siamo andati è stato proprio perché non confidavamo in questo processo. Gli stessi che avrebbero dovuto condividere le nostre istanze, come Alfano, tornarono all’ovile con la coda tra le gambe. Poi hanno trovato il coraggio di rompere solo quando erano al governo. Anche su questo occorre essere chiari: se il centrodestra vuole tornare unito, faccia il centrodestra. E stia all’opposizione».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.