Politica

Bruxelles non fa sconti a Renzi. Serve una nuova manovra

Passa lo slittamento del pareggio di bilancio. Ma l'Europa chiede "sforzi aggiuntivi" già nel 2014

Se Renzi pensava che il risultato elettorale avrebbe reso Bruxelles più indulgente verso la situazione dei conti pubblici italiani, ieri si è dovuto ricredere. Le regole economiche restano le stesse nonostante quel 40% di consensi raccolti dal premier. Semmai ora la Commissione sa di avere di fronte un interlocutore politicamente più solido che proprio in virtù della legittimazione elettorale può avere la forza necessaria per mandare in porto le riforme annunciate. Non è un caso che la Commissione europea, nelle attese raccomandazioni, abbia accolto la richiesta italiana di avere più tempo per centrare il pareggio di bilancio, sottolineando però che «nel 2014 occorrono sforzi aggiuntivi per rispettare i requisiti del Patto di Stabilità». Il che significa fare per fine anno una manovra correttiva. E se non si vuole alzare le imposte (Renzi lo ha escluso più volte) allora bisognerà anticipare l’operazione di tagli alla spesa senza aspettare l’appuntamento con la legge di Stabilità. Nelle raccomandazioni, tradizionale pagella che la Commissione stila sui conti pubblici dei Paesi membri, il governo un risultato l’ha ottenuto. Gazie all’intervento del vicepresidente della Commissione Antonio Tajani, è stata cancellata nella notte la frase in cui si chiudeva alla richiesta italiana di far slittare al 2016 il pareggio di bilancio. Se Bruxelles avesse bocciato la decisione italiana, sarebbe servita automaticamente una manovra di circa 9 miliardi nel 2014 per centrare l'obiettivo richiesto dalla Commissione. Il governo avrà così più tempo per decidere le «misure aggiuntive» che comunque la Commissione chiede per rispettare gli impegni. E comunque le raccomandazioni dovranno passare al vaglio dell’Ecofin che si dovrà esprimere. In attesa del pareggio strutturale, l'Italia sarebbe dentro i parametri di riduzione del debito anche grazie «a un ambizioso programma di privatizzazioni». Ma qui subentra lo scetticismo: «Lo scenario macroeconomico sul quale si fondano le proiezioni di bilancio del programma è leggermente ottimistico, in particolare per quanto riguarda gli ultimi anni del programma», spiegano i tecnici. Per questo si chiede di fare qualcosa in più, già da quest'anno. Non si parla esplicitamente di nuova manovra ma il senso è quello. Il vicepresidente della Commissione, Olli Rehn è stato chiaro: L'Italia «si è impegnata a portare avanti riforme considerevoli» il cui slancio dovrebbe ora «intensificarsi» perchè «si creino le condizioni per una ripresa forte e duratura nella crescita e nella creazione di occupazione». Il commissario insiste sullo «sforzo per affrontare il debito pubblico molto elevato». La Commissione non esprime giudizi sul bonus da 80 euro ma chiede di «valutare l'efficacia della recente riduzione del cuneo fiscale assicurandone il finanziamento per il 2015», di «riesaminare la portata delle agevolazioni fiscali dirette e allargare la base imponibile, soprattutto sui consumi». La ricetta passa fra l'altro attraverso un ulteriore trasferimento del «carico fiscale dai fattori produttivi ai consumi, ai beni immobili e all'ambiente, nel rispetto degli obiettivi di bilancio». Meno tasse sul lavoro, insomma e più sui consumi. E per quanto riguarda il mercato del lavoro, l'invito è a riesaminare «entro la fine del 2014 gli effetti delle riforme, valutando la necessità di ulteriori interventi». Nelle raccomandazioni della Commissione guardano anche ad altri settori si chiede il rafforzamento delle banche per rendere più facile l’accesso al credito e la «revisione dei valori catastali in linea con gli attuali valori di mercato». Renzi lascia al ministro dell’Economia i commenti. E Padoan prima twitta che «il debito alto» non è una sorpresa, «lo sapevamo» ma «la Commissione apprezza le riforme italiane». Poi annuncia: «acceleriamo le riforme e le privatizzazioni per ridurlo in modo sostenibile». Poi arriva una nota del Tesoro che si dice «fiducioso che gli obiettivi di bilancio saranno raggiunti senza ulteriori interventi». Per il capogruppo al Senato di Ncd, Maurizio Sacconi, «le raccomandazioni non comportano la richiesta di una manovra aggiuntiva ma sollecitano le riforme strutturali». Si scatena l’opposizione. «Alla fine, com'era prevedibile fin dall'inizio, la bocciatura della Commissione europea, pur nel suo linguaggio paludato, è avvenuta» tuona il capogruppo di FI alla Camera Brunetta. «Tutto ciò sta solo ad indicare che occorrerà una manovra correttiva entro la fine dell'anno».

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