È molto facile trovare ragioni per scegliere le primarie come metodo di selezione della classe dirigente anche nel centrodestra. Chiediamoci: con le primarie non saremmo forse riusciti ad avere un candidato unico nelle elezioni del Piemonte? Senza primarie nel centrosinistra sarebbe emerso un outsider come Matteo Renzi al posto dei Bersani e dei D’Alema? Le primarie sono l’unica speranza di costruire, in breve tempo, un centrodestra vincente e di trovare un candidato in grado di misurarsi nella sfida con Matteo Renzi. Oggi non importano i nomi, importa il metodo come strumento per fare emergere nomi inediti e imprevisti. Le primarie sono dirimenti anche per quanto riguarda il programma. Nelle ultime elezioni europee sono emersi all’interno del centrodestra linguaggi e contenuti completamente diversi. Noi di Fratelli d’Italia - Alleanza Nazionale, come la Lega, ci siamo messi sul fronte della critica all’Euro e guardiamo con interesse a un fenomeno radicalmente innovativo come il Front National di Marine Le Pen. Gli altri partiti del centrodestra, invece, sono rimasti all’interno dell’ortodossia del Partito Popolare Europeo, continuando a ripetere logore formule che sentiamo da anni. Noi di Fdi–AN abbiamo deciso di uscire da questa logica nella convinzione che, come in Francia e in altri Paesi europei, ci sia un enorme spazio politico ed elettorale stanco del politicamente corretto. Ma come facciamo a dimostrare che queste non sono idee di minoranze estremiste e che invece appartengono al buon senso comune del popolo di centrodestra? Le primarie devono essere uno strumento anche per questa verifica. Bisogna rompere gli indugi.
L’unica e ultima speranza
di Gianni Alemanno