Politica

In tremila scuole si rischia la vita

Edifici che si sbriciolano, costruiti prima della guerra e pieni di amianto. Tempi biblici per i lavori e fondi sprecati. Spesi solo 143 milioni su 500

Tremila600 scuole "terremotate" frequentate da 580mila ragazzi che fanno gli scongiuri perché non cadano a pezzi; 9mila con gli intonaci che diventano grandine, 2mila quelle che espongono al rischio amianto 342mila studenti ogni giorno. Scuole che si sbriciolano come l’istituto romano per sordi su via Nomentana, Magarotto, transennato per la caduta di un cornicione dopo la visita del presidente Napolitano quattro giorni fa. O con seri problemi strutturali come li ha avuti la Sciascia, la scuola alla Magliana riaperta a settembre, che aveva 88 piloni su 100 con le crepe. 7.200 quelle con i tetti da rifare. E rubinetti che perdono, vetri rotti. Eppure i lavori vanno a rilento. Anche con i soldi a portata di mano: dei 500 milioni di fondi Cipe del 2004 e del 2006 a metà del 2013 ne erano stati spesi appena 143 per 527 interventi sui 1.659 previsti. È la drammatica fotografia scattata dal quinto numero del "Diario della transizione" del Censis. Nel 58,5% degli edifici scolastici statali - 24mila su 41mila - gli impianti (elettrici, idraulici, termici) non funzionano, sono insufficienti o non a norma. Edifici malandati anche perché vetusti: più del 15% è stato costruito prima del 1945, altrettanti datano tra il ’45 e il ’60, il 44% risale all’epoca 1961-1980, e solo un quarto è stato costruito dopo il 1980. Secondo i 2.600 dirigenti scolastici consultati, per il 36% degli edifici è prioritario avviare lavori di manutenzione straordinaria ma nella maggioranza dei casi (il 57%) l’esigenza è dare continuità agli interventi di manutenzione ordinaria. Nonostante il patrimonio immobiliare scolastico sia vetusto, in qualche caso ricavato da caserme o conventi, solo nel 7% dei casi si ritiene fondamentale la costruzione di un edificio più adeguato o il trasferimento della scuola in un’altra sede. Di lavori se ne fanno pochi, e quando si fanno sono fatti male. Secondo le valutazioni dei dirigenti scolastici, che hanno considerato la qualità degli interventi realizzati in più di 10mila edifici scolastici pubblici negli ultimi tre anni, sono più di un quarto le strutture in cui sono stati effettuati lavori ritenuti scadenti o inadeguati. Si tratta del 20,5% delle scuole in cui gli interventi hanno riguardato l’abbattimento delle barriere architettoniche, del 22,5% degli edifici in cui sono stati realizzati lavori di manutenzione ordinaria, del 32,8% delle opere di manutenzione straordinaria, del 33,7% delle strutture in cui sono state realizzate reti o introdotti servizi per la didattica digitale. Per il Censis, «la recente assegnazione del 95,7% dei 150 milioni di euro stanziati con il "decreto del fare" per l’avvio immediato di 603 progetti di edilizia scolastica rappresenta sicuramente un cambio di passo rispetto alle lunghe e farraginose procedure degli anni passati». Sulla base delle risorse stanziate e dei ritardi di spesa accumulati, alla fine del 2013 il ministero delle Infrastrutture stimava in 110 anni il tempo necessario per mettere in sicurezza tutti gli edifici scolastici italiani. Gli interventi straordinari che via via sono stati programmati dopo il tragico crollo della scuola di San Giuliano hanno mobilitato poco meno di 2 miliardi di euro rispetto a un fabbisogno stimato di 13 miliardi. Notevoli i ritardi nell'attuazione. Va meglio l’impiego dei fondi strutturali. Il Programma operativo 2007-2013 gestito dal Miur e relativo al Fesr (Fondo europeo di sviluppo regionale), attivo nelle regioni Campania, Calabria, Puglia e Sicilia, ha assegnato più di 220 milioni di euro a 541 scuole per interventi nell’ambito della sicurezza degli edifici, del risparmio energetico, per l’accessibilità delle strutture e le attività sportive. Nel Lazio sono stati assegnati quasi 13 dei 14 milioni del "decreto del fare", 44 gli interventi messi già in graduatoria dalla Regione, che potrebbero partire in estate, se anche il ministero darà il via libera. Per i fondi regionali, 67 milioni, una commissione sta valutando le proposte delle scuole. A metà mese, la commissione comunicherà le graduatorie.

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