Da Strasburgo alla sua Nusco. Un viaggio lungo, ma non per l’86enne Ciriaco De Mita. Già presidente del Consiglio e segretario del più importante partito della Prima Repubblica, la Democrazia Cristiana, dopo essersi congedato dall’Europarlamento ha avuto la voglia e la «follia» di candidarsi a sindaco nel suo Paese d’origine. L’hanno eletto a furor di popolo, con l’80% dei voti. Onorevole De Mita, si aspettava una simile affermazione? «È stato un voto intelligente, i cittadini hanno recuperato la speranza e ho avvertito un grande senso di responsabilità. Probabilmente è stata compresa questa mia follia di voler scommettere sull’amministrazione di un piccolo comune per uscire dalla crisi. A differenza di chi governa, che punta sull’accentramento». È davvero possibile per un sindaco di un Comune di quattromila abitanti «sconfiggere la crisi»? «L’orizzonte della nuova politica è sicuramente l’Europa. Mi fanno ridere gli amministratori nazionali che discettano di grande economia. Sono degli imbroglioni inconsapevoli, perché le strategie si decidono ormai a livello continentale. Io, però, ho deciso di passare dall’Europarlamento a un piccolo comune perché penso che, insieme al disegno generale vada riorganizzata la vita delle comunità nei territori. Una specie di gioco di squadra in cui c’è la politica che va all’attacco e quella che sta in difesa. Senza confondere i ruoli, come ancora spesso accade. E poi avevo l’obiettivo di recuperare le ragioni della democrazia rappresentativa messe in discussione da Grillo». Non le piace il leader del MoVimento 5 Stelle? «Lui è la cattiva voce della malattia, non la ragione della malattia. Ho salutato con piacere la sua sconfitta alle Europee. Quando era un comico faceva ridere, ora la sua è una recita artificiosa. Si può invecchiare in due modi: o nella calma della saggezza, o nella rabbia di chi cerca disperatamente di dare un senso alla propria vita». Veltroni voleva rottamarla. Invece, da Renzi alla Picierno, il demitismo resiste e rilancia. «Il demitismo non esiste. Esiste, piuttosto, una lettura della storia italiana che sia più oggettiva e non necessariamente impietosa nei confronti del passato. In molti si illudevano che aver cacciato la Dc significasse aver eliminato i sassi da un terreno altrimenti fertile. Invece i sassi erano rappresentanti da un’ideologia, quella comunista, che accanto ad alcuni precetti condivisibili evocava la demonizzazione dell’avversario. Quando è arrivata l’alternanza al governo, non mi sembra che le cose siano andate meglio. Mi lasci dire un’altra cosa sui rottamatori del passato». Prego. «Chi vuole rottamare poi finisce rottamato. La politica è la continuazione di un processo che non nega il passato, ma ricordando il passato costruisce il futuro. E non vorrei che si contrapponesse l’innocenza degli impotenti alla colpa di chi ha realizzato». Parliamo del presente. La vittoria di Renzi è quella della vecchia Dc? «Non saprei. Mi viene in mente un’altra analogia. Il paragone Grillo-Hitler è stato improprio, a me il leader del MoVimento 5 Stelle ha ricordato più il Togliatti che diceva di voler dare un calcio nel sedere a De Gasperi. E alle elezioni la Dc, che partiva dal 35%, arrivò quasi al 50. Anche stavolta gli italiani hanno ricordato che il Paese ha attraversato i momenti migliori quando era governato dal centro». Ma si sarà fatto un’idea anche su Matteo Renzi... «Ha grande fantasia ma poco radicamento. Si intravede la sua origine scout, perché pensa alla buona azione. Ma ora deve trasformare l’atto singolo in un sistema più completo, in una piattaforma che miri al benessere di tutta la comunità». De Mita, perché fa ancora politica a 86 anni? «La politica si fa per due ragioni. O per trarne un vantaggio personale, e allora sì, c’è un orizzonte temporale limitato. O per passione. In quel caso assomiglia alla vena artistica. Si può chiedere a un vecchio pittore di smettere di dipingere?». Cosa farà tra cinque anni, al termine del suo mandato? «Qualche giornale ha scritto che ormai mi manca solo di fare il Papa... Scherzi a parte, penso a quello che ha detto il poeta Federico Garcìa Lorca: "Quando morirò, seppellitemi con la mia chitarra". Ecco, quando morirò, ricordate che sono stato democristiano fino alla fine».
De Mita: "Chi rottama finisce rottamato"
De Mita, 86 anni, sindaco stravotato a Nusco, dà i voti a Renzi e alla politica. "La Picierno? Il demitismo non esiste. Grillo? era migliore come comico"
