Politica

Pizzino di Scajola per l’asilo a Matacena

Un fax in francese dal Libano e i suggerimenti dell’ex ministro Per i pm servivano a favorire la latitanza del politico di Forza Italia

Mazzi di fiori da consegnare e fax da leggere in francese e catalogare in archivio; e ancora corse in auto fino a Montecarlo o fino all’officina per auto di lusso, passando per il catering da mettere in piedi in vista degli incontri lampo tra l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola e la femme fatale Chiara Rizzo (moglie ufficialmente separata dall’ex parlamentare forzista Amedeo Matacena). Il memoriale che Roberta Sacco – storica segretaria ligure di Scajola – ha presentato ai pubblici ministeri Giuseppe Lombardo e Francesco Curcio, affronta di petto il rapporto intenso (fatto di telefonate e di incontri nell’ufficio dell’ex ministro, ma anche di pedinamenti commissionati alla segretaria "romana") tra Claudio Scajola, il latitante Matacena e la di lui moglie Chiara Rizzo SCAJOLA E RIZZO Un rapporto così intenso da mettere in imbarazzo la stessa Sacco, che in un’occasione, confessò il problema al suo datore di lavoro, senza ottenere risposta: «Faccio presente – scrive la segretaria di Scajola – che in un paio di occasioni, l’ultima di recente, ho fatto presente al mio datore di lavoro Scajola che gli incontri con la Rizzo di cui ero a conoscenza e complice mi creavano disagio verso sua moglie che conosco da anni. La mia esternazione non prodotto alcun esito». E di che imbarazzarsi, a leggere le carte depositate al tribunale del riesame di Reggio Calabria, la segretaria particolare di Scajola ne aveva a pacchi, visto che le attenzioni dell’ex ministro verso l’avvenente moglie di Matacena erano tante e, spesso, passavano direttamente tra le sue mani. «Negli ultimi due anni i loro contatti – dice ancora la Sacco ai magistrati – erano periodici, a volte la Rizzo veniva in ufficio per pranzare con Scajola, le disposizioni impartitemi da Scajola consistevano nell’allestire il pranzo, dopodiché potevo lasciare l’ufficio e tornavo a riordinare all’orario concordato con l’onorevole». I compiti extra della Sacco però non si fermavano alla organizzazione di pranzi in ufficio. Scajola si serviva della sua collaboratrice anche per altro. «Circa due anni fa mi sono dovuta recare a Montecarlo a prenderla, l’appuntamento era stato concordato con l’onorevole dietro al casinò. L’ho accompagnata in ufficio, mi sono congedata e poi nel pomeriggio sempre su disposizione di Scajola, ho dovuta riaccompagnarla a Montecarlo». A volte poi capitava che il tragitto per portare la Rizzo da Scajola fosse minimo: la giusta distanza per evitare che la donna sposata all’imprenditore condannato in via definitiva a 5 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, parcheggiasse la sua auto ben visibile vicino l’ufficio di Imperia: «un’altra volta ho dovuto raggiungerla, sempre su richiesta di Scajola, sempre con la mia auto, alle porte di Imperia, affinché lei potesse parcheggiare non nelle vicinanze dell’ufficio e io provvedessi a portarla da Scajola». E ancora i regali di compleanno e le pratiche da sbrigare per i rimborsi sulle spese mediche del figlio di Matacena «perché Rizzo non sapeva come fare», incontri che sembrano andare al di la dell’amicizia verso la famiglia del collega di partito finito in disgrazia. Tanto che, dopo una crociera della Rizzo, Scajola era preoccupato degli scarsi incontri con la donna. «Alla fine della scorsa estate, Scajola ha iniziato a parlarmi delle sue preoccupazioni, pensava che potesse esserci qualcuno che si prendeva un po’ cura di lei, come faceva lui». PROBLEMI DI SOLDI Le preoccupazioni sulle altre frequentazioni della Rizzo non erano le uniche a tormentare Scajola, che ultimamente, aveva manifestato preoccupazioni anche di natura economica: «Sono a conoscenza che nell’ultimo periodo Scajola avesse difficoltà economiche tanto da avere sforto i fidi concessi dalle banche. Scajola – prosegue la Sacco – mi ha fatto fare il conteggio delle spese mensili, visto che aveva bisogno di sapere quale fosse il suo bilancio familiare». IL FAX IN FRANCESE Considerato il rapporto di fiducia che legava Scajola alla sua collaboratrice, fu proprio la Sacco a leggere in uno stentato francese il fax che gli inquirenti considerano come tassello fondamentale nella strategia dell’ex ministro per spostare l’amico Matacena da Dubai verso il Libano. Un fax corredato da un appunto scritto a mano con i "suggerimenti" del faccendiere Speziali da girare agli avvocati di Matacena. Un fax arrivato nell’ufficio di Imperia e che dimostrerebbe l’aiuto che dal Libano veniva garantito: «Prima di oggi – si legge nel documento che gli inquirenti sospettano provenire da Amin Gemayel, ex presidente e leader della Falangi libanesi – Era inutile tentare di trovare un accordo per la persona che ti è cara, mentre da due settimane, ossia dalla formazione del nuovo esecutivo, io ho potuto patrocinare la questione e abbiamo già convenuto che una volta qui egli potrà beneficiare, in maniera riservata, della stessa posizione che egli ha a Dubai, consegnandoli un documento d’identificazione affinché possa rimanere nel nostro paese e condurre una vita normale, naturalmente sotto la nostra responsabilità». Un fax corredato da uno scritto su carta intestata della Camera su cui Scajola avrebbe appuntato, su suggerimento di Speziali, di «evidenziare la condanna di reato associativo per mafia inesistente nel codice libanese», di evidenziare «la persecuzione di carattere giudiziario per finalità politiche» e di avanzare «supplica di asilo per fini umanitari e di carattere medico».

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.