Il sistema delle primarie per il rinnovamento di alcuni livelli del partito è importante per aprire le porte e le finestre, per non chiudersi come facevano le forze della Prima Repubblica e spalancare le porte alla società civile, alla meritocrazia e al movimentismo che da sempre hanno caratterizzato Forza Italia. Le primarie rappresentano un rovesciamento della piramide e consentirebbero di partecipare sia agli iscritti che a coloro che non hanno ancora votato Forza Italia ma vogliono avvicinarsi per la prima volta alla politica. A chi obietta che questi metodi rischiano di rendere scalabili i partiti da persone che non ne hanno a cuore le sorti o peggio che non sono trasparenti, replico che da un lato ci sono ormai collaudati sistemi di regole che evitano queste degenerazioni; dall’altro che non si capisce perché tutti siano d’accordo con lo svolgimento delle primarie per la scelta di candidati sindaci o presidenti di Regione - che dovranno occuparsi della vita di migliaia di cittadini - e poi siano contrari quando c’è da scegliere i protagonisti che devono gestire il nostro partito. A chi mi dice che vengono prima le idee e i programmi, rispondo che sono perfettamente d’accordo. Ma le primarie non escludono in nessun modo l’attenzione ai messaggi politici se sono basate su un confronto serio, costruttivo, su idee, visioni del mondo e su come dare le giuste risposte ai cittadini. Una cosa è certa: nel nostro partito in questo momento c’è una forte richiesta di partecipazione alla creazione degli organigrammi, così come c’è un convincimento altrettanto forte che la leadership di Silvio Berlusconi non è assolutamente in discussione. Mi stupisce, piuttosto, che a criticare questo percorso di apertura democratica siano persone che a quanto mi risulta sono state incaricate proprio di trasferire nel partito forze nuove e di aprirlo alla società civile. Perché, ad esempio, Marcello Fiori non sarebbe contento di permettere ai membri dei suoi club Forza Silvio di concorrere agli incarichi di partito e comporre le linee programmatiche di Forza Italia? Certamente ho il timore che i fautori delle primarie saranno in minoranza tra due settimane, al prossimo Comitato di presidenza, rispetto a chi vede nello svolgimento dei congressi il sistema migliore per rinnovare la classe dirigente. Ma se questo dibattito dovesse servire a fare in modo che i congressi non si limitino a quelli comunali, ma che con gradualità possano coinvolgere livelli sempre maggiori escludendo ovviamente quelli apicali, sarebbe per lo meno una vittoria della democrazia. Il popolo del centrodestra parteciperà se potrà contribuire a costruire anche le fasi successive. Se tutto, invece, dovesse esaurirsi nella conta delle tessere ai livelli comunali, non potremmo dire di aver raggiunto nessun obiettivo di rinnovamento. All’hashtag di Giovanni Toti, #ripartiamodaicontenuti, voglio rispondere con il mio: #chihapauradelleprimarie?
Apriamo il partito al merito
di Laura Ravetto, deputata di Forza Italia