È arrivato il momento di un cambio di passo e il risultato elettorale mettere il governo nelle condizioni di mandare in porto quelle riforme che il Paese chiede da tempo. Matteo Renzi non è presente all’Assemblea di Confindustria, il tradizionale appuntamento con le considerazioni del presidente degli industriali, ma è a lui che Squinzi si rivolge. E a raccogliere le sollecitazioni del mondo imprenditoriale c’è comunque il ministro dello Sviluppo economico Federica Guidi che, come ex presidente dei giovani di Confindustria, quel mondo lo conosce bene. Un’assenza quella del premier che ha lasciato un’ombra nell’Assemblea e proprio perchè insolita è il segno che qualcosa davvero sta cambiando anche nella liturgia di questi eventi. E soprattutto è il segno del distacco che Renzi vuole prendere dalle parti sociali, sindacati e imprenditori. Ma Squinzi non ha rimarcato questa assenza e ha comunque lanciato messaggi precisi al premier. «Non è questa l’Italia che vogliamo» ha arringato. Poi ha puntato l’indice contro i mali del Paese, l’eccessiva burocrazia, l’alta imposizione fiscale, chiedendo al governo di affrontare di petto le riforme. E siccome ha i numeri per farlo, «non deludeteci», ha detto tra gli applausi della platea. In Italia il prelievo sugli utili è al 68,5% mentre il cuneo fiscale è al 53%, secondo solo al Belgio e di dieci punti superiore alla media Ue. «Va risolto - ha detto Squinzi - il rapporto malato che il contribuente ha con il fisco. Da tempo chiediamo di disboscare la giungla dei tributi per trovare certezza e chiarezza. I principi sono già stati scritti 15 anni fa nello statuto del contribuente. Basta applicarli». La strada per uscire dalla crisi è ancora lunga. «Temo che anche quest'anno la crescita che vorremmo vedere non ci sarà e, assieme alla crescita, non ci sarà il lavoro». Alcuni dati: La disoccupazione viaggia verso il 13%. Nel manifatturiero tra il 2001 e il 2013, il Paese ha perso 120 mila imprese e quasi un milione e duecentomila posti di lavoro. Ora sta al Governo, insiste il presidente di Confindustria, «agire con determinazione, con il vento della legittimazione popolare alle spalle. Il voto dà forza politica alle riforme che si sono annunciate in questi primi mesi. La legge elettorale e la revisione della Costituzione e del titolo V devono diventare realtà, con un robusto ridimensionamento e a2mmodernamento della macchina pubblica». Per Squinzi, occorre «agire sul progressivo ridimensionamento della spesa corrente, tagliando gli incentivi improduttivi, riducendo il perimetro pubblico e avviando una radicale messa in efficienza della pubblica amministrazione, riportando la pressione fiscale a livelli accettabili». È un «rapporto malato» quello che il contribuente italiano ha con il fisco. E «la malattia è seria»: «siamo al 68,5% del prelievo sugli utili secondo la Banca Mondiale. Occorre quindi la rapida attuazione da parte del Parlamento e del Governo della delega fiscale. Ma senza cedere «alla tentazione della retroattività o della sanzione sproporzionata per fare cassa» perché «chi cerca il legittimo risparmio fiscale non è automaticamente un criminale o un evasore». Per favorire nuova occupazione la soluzione è dare «maggiore libertà alle imprese di organizzare in maniera flessibile i processi di produzione» e «rimuovere gli ostacoli che scoraggiano le assunzioni». La risposta del governo arriva dal ministro dello Sviluppo economico, Federica Guidi che difende il ruolo delle imprese nel Paese: «Dobbiamo dire basta alla dilagante cultura anti-imprenditoriale. Basta alla criminalizzazione del profitto. Solo un imprenditore che fa profitti può investire, crescere e dare occupazione». Poi annuncia che un Consiglio dei ministri, entro il 20 giugno, varerà un pacchetto di sostegno al made in Italy con misure a favore del rafforzamento patrimoniale delle imprese e per la riduzione della bolltta energetica.
Squinzi a Renzi: non ci deludere
Il premier non si presenta alla riunione di Confindustria. Il presidente fa finta di niente e lo incalza: avanti con le riforme
