Ricostituire un centrodestra in Italia alternativo al centrosinistra e al «renzismo» oggi tanto in voga credo che sia possibile, anche se personalmente preferisco parlare di «primarie dei progetti». Vorrei ricordare che la Lega Nord è stato il primo movimento politico a chiedere le primarie prima di ogni altro partito, già molti mesi fa. Ma per iniziare con il piede giusto bisogna guardare ai risultati delle Europee: dove il centrodestra fa il centrodestra, e non la stampella della sinistra, vince. Dalla Francia all’Austria, dall’Ungheria all’Inghilterra, dalla Svezia alla Polonia. Bisogna ripartire dalla difesa delle identità, dall’«elogio delle differenze» che sono da sempre la risorsa del nostro continente. Rifiutando la logica centralista, globalista e tecnocratica di Bruxelles, i cui burocrati rispondono ad interessi sovranazionali che penalizzano le reali esigenze dei popoli. Difendere le identità dei popoli significa difendere economicamente le singole nazioni, le piccole «eccellenze», strangolate da Bruxelles e dalla Berlino della signora Merkel. In Europa il centrodestra vince perché difende le pmi. Perché difende gli agricoltori. Perché vuole arginare un argine all’immigrazione di massa e senza freni. Un cartello di centrodestra da noi non potrà sicuramente perseverare negli errori fatti finora, Lega esclusa. Non dovrà più votare insieme alla sinistra decreti come lo «svuota carceri». Non potrà sostenere progetti sbagliati come «Mare nostrum», unico esempio al mondo in cui le nostre forze armate, invece di difendere il territorio da illegalità e clandestinità, accolgono in mare i clandestini per poi posizionarli addirittura in hotel a 3 stelle a spese dei contribuenti, già stritolati da una vergognosa pressione fiscale. Un vero centrodestra non potrà difendere la legge Fornero e tantomeno tassare i risparmi. Mi verrebbe voglia di dire che il vero centrodestra dovrebbe stare sulle posizioni della Lega. Ma preferisco esprimere la mia soddisfazione per una Forza Italia venuta ieri a firmare i referendum leghisti e sapere da Giorgia Meloni che anche il suo partito è pronto a farlo. Qualche scienziato della politica, gli stessi che parlavano fino a pochissimo tempo fa di «salva Lega» e pronosticavano per noi un bel funerale alle urne, adesso pontifica accusandoci di allearci con un partito statalista come quello di Marine Le Pen. Analisi fatte in malafede che si dimostreranno sbagliate. Io rivendico orgogliosamente l’alleanza col Front National e tutti gli altri partiti identitari che vogliono cambiare la Ue, e faccio notare che gli austriaci della Fpoe e i fiamminghi del Vlaams Belang hanno connotazioni profondamente autonomiste e indipendentiste, proprio come la Lega, e non mi sembra che nessuno, tanto meno la signora Le Pen, abbia qualcosa in contrario. Tutti i componenti del nuovo eurogruppo sono coesi intorno alle questioni fondamentali e hanno una comune parola d’ordine: decidano i popoli, non le lobbies. Siamo entrati in un periodo storico decisivo per il rinnovamento dell’Europa, per l’avvenire nostro e delle generazioni future. Un’altra Europa è possibile, e lo dimostrano i risultati elettorali del 25 maggio. Allo stesso modo posso dire che anche un altro centrodestra in Italia è possibile. Bisogna soltanto lavorare e guardare alle cose che ci uniscono e non a quelle che sembrano contrastanti. E visto che mi sto rivolgendo ai lettori di un quotidiano romano, concludo citando un motto dell’antica Roma, che il sistema di potere attuale sicuramente vorrà attuare nei confronti dei soggetti politici alternativi alla sinistra: divide et impera. Non cadiamo in questo tranello.
Ripartire dal nostro esempio
di Matteo Salvini, segretario federale Lega Nord